Domande e Risposte Con Ellis Amdur


Ellis Amdur affronta alcuni temi spinosi senza peli sulla lingua

Secondo Ellis Amdur, uno dei maggiori specialisti contemporanei di discipline marziali asiatiche, le arti marziali non sono niente di speciale: sono – nelle sue parole – “un tipo di apprendimento specializzato in grado di arricchire la propria vita. Un hobby, in altre parole”. Tuttavia il particolare contesto in cui si svolge l’Aikido e il pubblico cui si rivolge, spesso ne fanno il ritrovo ideale per carnefici e vittime designate

di PAUL SCHWEER

Ellis Amdur ha studiato le tradizioni marziali asiatiche fin dalla fine del 1960, e ha dedicato tredici anni di studio in Giappone. E’ un riconosciuto esperto nelle tradizioni marziali giapponesi classiche e moderne , ed è autore di tre famosi libri sull’Aikido. Questo suo impegno ha una diretta influenza nei suoi workshop di formazione e consulenza che offre attraverso Edgework. Ellis Amdur è un istruttore qualificato in due koryu (tradizioni marziali classiche giapponesi), Araki-ryu-Torite Kogusoku e Toda-ha Buko-ryu.

SCHWEER:
Nel tuo libro, Dueling With O’sensei: Grappling with the Myth of the Warrior Sage, hai parlato in modo disincantato di quello che può andare storto nelle arti marziali. Come si possono riconoscere ed evitare gli ambienti di allenamento negativi?

AMDUR:
Nell’ambiente del dojo non ci dovrebbe essere assolutamente alcuna abrogazione di qualsiasi diritto legale o umano, e un insegnante che fa del male deliberatamente ad uno studente sta commettendo un’aggressione, anzi, peggio, un’aggressione con percosse. Si tratta di un crimine, puro e semplice.
Un compagno praticante di arti marziali che cerca deliberatamente di farvi del male sta commettendo un crimine, punto e basta.
Un insegnante che cerca di portarsi a letto tua moglie, tuo marito o tua figlia/o, è, nella migliore delle ipotesi, uno squallido essere umano. Ogni tentativo di presentare questo fatto all’interno di un’ottica di insegnamento è una fesseria.
Come si fa a sapere se un ambiente è potenzialmente portatore di abuso?
Mi rendo conto che questo può essere difficile, soprattutto in un ambiente ove si pratica duramente. Il vostro insegnante vi colpisce: era un abuso o un avvertimento circa un apertura? Tuttavia:
1. Leggete The Gift of Fear, di Gavin De Becker – se avete l’impressione che qualcosa sia sbagliata, è sbagliata.

Se avete l'impressione che ci sia qualcosa che non va nel vostro dojo, non va!

2. Chiedete a voi stessi che cosa vi siete proposti di imparare: in che modo un braccio rotto o un matrimonio fallito vi faranno avanzare lungo il vostro percorso? Come può del sesso estratto con coercizione condurre a più integrità? Questo è importante, perché lo si potrebbe vedere come uno “scambio” per ottenere da parte dell’insegnante maggiori conoscenze sul tatami. La questione non deve, e non dovrebbe mai essere, di sola acquisizione di potere; è il raggiungimento dell’integrità personale. Una persona che scambia il proprio senso di orgoglio, autostima e dignità per la possibilità di tirare un colpo di spada migliore, non ha guadagnato assolutamente nulla.
3. Non deificate l’insegnante o l’arte: quello che pensate sia così esclusivamente speciale, si trova in realtà ovunque. Ci sono un tanti posti dove si può imparare ottimamente le arti marziali. Magari non il particolare sistema o ryu che voi avete iniziato, ma almeno uno in cui non dovrete andare a lezione provando un senso di nausea da adrenalina, tremando di paura, o dovendo poi avere a che fare con postumi da rabbia.
4. Usate il buon senso, le attività ordinarie come pietra di paragone. Le lezioni di musica. Una sessione di fitness. Un ordinario apprendimento di qualsiasi tipo. Se non è necessario compiere atti sessuali per imparare a suonare Bach o giocare a pallavolo, perché si dovrebbe in karate o aikido? Se è offensivo quando un vicino di casa ci prova con vostra moglie ad una festa, perché non dovrebbe esserlo in un dojo? Se vi viene offerto un rapporto con qualcuno che mantiene una distanza gerarchica basata su potere, status, controllo o possesso di conoscenze che non potranno diventare vostre se non vi sottomettete, e se si è attratti da questo, sarete sempre e invariabilmente in errore, perché è una forma di scambio mercantile, altrimenti noto come prostituire se stessi: quindi, un compromesso di integrità. Chiedetevi perché scegliereste una perdita di dignità o integrità per niente.
5. Scopo limitato: con l’eccezione di quelli che sono in un vero ambiente militare – dove si sta cercando di prendere esseri umani civilizzati e infondergli la capacità di uccidere su ordine come parte di un gruppo – nell’allenamento non vi è necessità di alcuna rottura della personalità. Sfida ai preconcetti e alle limitazioni? Sì. Fare tabula rasa? No.
Quello che sto cercando di dire è che le arti marziali non sono niente di speciale. Sono un tipo di apprendimento specializzato in grado di arricchire la propria vita. Un hobby, in altre parole. Così come non si dovrebbe essere violati fisicamente se si collezionano francobolli, lo stesso vale per un dojo. E’ ovvio che possono capitare infortuni. Tuttavia, se sto imparando a sciare, e il mio istruttore deliberatamente cerca di mandarmi giù da un pendio al di là delle mie capacità, questo è criminale. Se lui (o lei) è più preoccupato a cercare di portrmi a letto che a insegnarmi quello per cui lo pago, quella persona è una fogna umana.

SCHWEER:
Il consiglio di fidarsi delle proprie paure, nel contesto del considerare come si possa riconoscere e sfuggire ad un ambiente di allenamento violento, sembra agrodolce. Non è giusto dire che è la ricerca di una maggiore confidenza, o persino di una capacità di agire su sé stessi a portare molti alla dojo?
Inoltre mi chiedo se le arti marziali sono, come sembrerebbe ricavarsi dalla vostra opinione, semplicemente un altro hobby. E’ vero, la maggior parte delle persone non sembra perdersi nella magia e nei misteri del fiteness serale. Ma poi, di nuovo, il mondo dello sport non è certamente privo di comportamenti basati su sfruttamento e abuso. Quello che continua a infastidirmi però, la differenza che mi colpisce, è quella fra le aspettative dei praticanti. Le persone che vengono a fare Aikido sono predisposte e pronte, a cause delle loro motivazioni, ad essere sfruttate?
La gente studia Bach per fini personali oggi? La filatelia è una ricerca spirituale? La via della neve, lo sci, è un percorso o una destinazione? Probabilmente no. Ma in alcuni casi, probabilmente, sì. E mi aspetto che quei pochi si trovino ad affrontare le stesse cadute nei trabocchetti, a dover a volte inghiottire le stesse sensazioni di quelli che sono innamorati dell’amabile Aikido.

Aiki-torta: terreno fertile per mistificazioni e illusioni

AMDUR:
La maggior parte delle tradizioni spirituali sono, in qualche modo, d’evasione, nel senso che la paura è considerata come una nociva illusione che va cancellata dalla serenità. Secondo il mio non-illuminato parere, siamo nati come esseri umani, e quindi nulla di umano deve essere cancellato da noi. Tutto ciò che è umano porta conoscenza/informazione. Il problema è come agire su questa conoscenza. Pertanto, la paura, per quanto orribilmente ci si possa sentire, è un insegnante. Vecchio proverbio spagnolo: L’unica differenza tra un uomo coraggioso e un codardo è la direzione in cui stanno correndo. Quindi: si spera, attraverso l’allenamento, di imparare a padroneggiare la paura che impedisce di agire; si spera, attraverso l’allenamento di poter usare la paura come insegnante.
Il mio uso della parola “hobby”, non è paternalistico o sminuente. Si tratta di un tentativo di riportare le cose a una giusta proporzione. Vi sono attività basate sulla sopravvivenza (agricoltura), in opposizione ad attività che arricchiscono (giardinaggio). Quando abbiamo realizzato la sopravvivenza, abbiamo il lusso di prosperare ed arricchire noi stessi come esseri umani. Io me la prendo con la pretenziosità che molti (e tra questi anche io, in passato) hanno mostrato, strombazzando in giro sulla “via” marziale. Ingigantimento, deificazione, mistificazione – tutto ciò crea un terreno fertile su cui abuso e illusioni crescono a perfezione.
Può succedere che delle aspettative benigne possano mettere una persona in pericolo? Assolutamente! L’Aikido – pace, amore, unità, musubi, insieme alla mistica dei samurai – attraggono persone con particolari speranze, paure e sogni… e, sì, li rendono particolarmente vulnerabili allo sfruttamento.

SCHWEER:
Cos’altro si vede in coloro che sono attratti dall’Aikido?

AMDUR:
L’Aikido sembra attirarre un gran numero di persone che stanno cercando di vedere qualcos’altro ”attraverso” la violenza. Sì, ci sono tante persone che sono dei veri e propri combattenti che non vogliono più esserlo, ci sono altri che vogliono far finta di essere combattenti e utilizzano l’Aikido come il luogo per giocare con le loro fantasie, ci sono molti Aiki-babbei che credono ai miracoli, e migliaia di comuni esseri umani che amano l’arte – ogni concepibile variazione del carattere umano – ma nel nucleo, credo che ci sia qualcosa nei movimenti dell’Aikido, nel modo in cui è strutturata la pratica reciproca con il suo scambio tra uke e tori, che colpisce profondamente molte persone in modo misterioso. E’ un paradosso! Tecnicamente, l’Aikido è abbastanza limitato – e questo è intenzionale – il che costringe le persone a usare modelli di movimento. Questo, per definizione, lo rende un’arte, e le abilità vengono create all’interno di una struttura. Vi è anche una sfida psicologica nel fatto che si sta lavorando al fine della risoluzione dei conflitti, mentre si pratica proiettando gente a terra, o bloccando persone in posizioni dolorose.
Credo che l’Aikido offra a tanta gente la possibilità di sperimentare qualcosa di pulito e puro – una pratica di relazione che contiene tutti gli opposti: insicurezza/confidenza, aggressività/pace, avere/dare, e metaforicamente, almeno, taglia una linea proprio attraverso le opposizioni. Non sto dicendo che la gente possa sempre farlo, e neppure nella maggioranza dei casi. Penso a Yasunori Kuwamori o a Shirata Rinjiro, e mi rendo conto che l’Aikido può essere un veicolo a tal fine. Non per l’illuminazione. Semplicemente una linea chiara attraverso la vita.

Sullo stesso tema:
http://aikidoitalia.com/2011/10/06/violenza-e-narcisismo-sul-tatami/
http://aikidoitalia.com/2011/09/15/la-contraddizione-e-lincoerenza-dellaikido/
http://aikidoitalia.com/2011/09/17/aikido-e-infortuni/

Copyright Ellis Amdur
Traduzione dall’inglese di Simone Chierchini© 2012
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita

Fonte: http://www.shindai.com/articles/amdur

Violenza e Narcisismo Sul Tatami


Violenti e narcisisti sul tatami?

Circa 15 o 20 anni fa lessi un articolo scritto da Ellis Amdur che mi aiutò a non sentirmi più solo nel pensare che nell’Aikido vengano manifestate due pericolose tendenze: da parte una certa inclinazione alla violenza, dall’altra una sottile forma di narcisismo

di RENATO FILIPPIN

Versión en Español

Versión en Español

Vorrei riproporre qui la teoria di Ellis Amdur, che condivido completamente, traducendo parte del suo lavoro ed aggiungendo alcuni mie riflessioni personali.

“L’Aikido è un’arte marziale che è particolarmente adatta per l’abuso fisico sul Tatami”.

Soffermiamoci un momento ad osservare la pratica quotidiana dell’Aikido.
Da un giovane uke principiante ci si aspetta che si lasci cadere con eleganza e senza resistenza quando proiettato da un tori più anziano o più avanzato di lui. D’altra parte, anche a tori, essendo più avanzato o anziano di uke, è richiesto che riceva ukemi per il più giovane, con l’idea così di insegnargli.
Ciò può essere fatto molto efficacemente, preparando il giovane aikidoka ad assumere l’adeguata forma e posizione per eseguire il movimento di Aikido. Tuttavia, può anche essere fatto resistendo, bloccando o contrastando la tecnica.
In Aikido ci si aspetta che un principiante non possa resistere ad una tecnica eseguita da un tori più avanzato; ma se l’uke principiante dovesse ugualmente cercare di resistere al movimento, questo verrebbe visto come insolenza.
In altre Arti Marziali, come il Judo per esempio, i due partner cercano di proiettarsi reciprocamente utilizzando la propria forza, tecnica, velocità ed esperienza, ed il più bravo vince. Andando avanti con l’età, un judoka consegue un certo livello di rispetto, come un vecchio guerriero; questo gli lascia la possibilità di riposare sui propri allori. Quando un giovane judoka spinge il più anziano troppo forte, l’anziano può permettersi di dire: “Guarda figliolo, sono un  po’ troppo vecchio per giochi del genere!”…

Katsuaki Asai

Non molti aikidoka si curano della loro efficienza atletica

In Aikido, invece, molte persone sviluppano una strana scissione della loro coscienza. Penso che questo avvenga perché nell’Aikido c’e’ gente che ha travisato il concetto di Ki, che viene visto come una forza speciale, quasi mistica, superiore alla forza fisica umana. Presumibilmente questa è la ragione per la quale non molti aikidoka si curano della loro efficienza atletica.
In molti sistemi di allenamento, esiste una ideologia più o meno dichiarata secondo la quale dopo un certo numero di anni di pratica non solo si dovrebbe raggiungere un’abilità tecnica superiore, ma anche conseguire un tipo di energia paranormale; questa addirittura permetterebbe di superare le naturali perdite di energia dovute all’invecchiamento.
Entrambi i praticanti sanno benissimo che nell’Aikido le tecniche si possono eseguire solamente attraverso la reciproca co-operazione di tori e uke. Molti praticanti avanzati di Aikido, tuttavia,  si lasciano trascinare dall’illusione che il proiettare con forza ed eleganza un partner – che sta cooperando – li qualifichi come abili Maestri.
Ovviamente essi dimenticano convenientemente il debito che hanno verso uke come partner, il lavoro del quale all’interno della tecnica li fa apparire cosi’ efficaci, preferendo invece credere che una proiezione perfetta avvenga solo ed interamente grazie alle loro capacità.
Tuttavia, sotto alla superficie, costoro sono perfettamente consapevoli del reciproco stato di interdipendenza. Senza un amichevole partner, il loro Aikido sarebbe solo una vuota manovra nell’aria o un puro atto di violenza.
Certe persone odiano questo stato di dipendenza e vivono nel terrore che si scopra che non sono poi cosi’ potenti come vogliono far credere. Quando queste persone eseguono una tecnica, se incontrano resistenza o se uke si muove in maniera non consona a come logicamente previsto, i suddetti non ci pensano due volte a causare seri danni all’uke, il quale, una volta dentro alla dinamica dell’ukemi, offre completamente il proprio corpo all’azione di tori.
In questo momento si manifesta la violenza che si annida dentro a tanti aikidoisti. Basta guardare uno dei tanti Embukai presenti su YouTube: generalmente tori scaraventa uke sul tatami con la massima forza e velocità esattamente quando questi si trova nella posizione più debole. Nota bene: questa posizione debole e’ offerta volontariamente da parte di uke, per offrire al compagno l’opportunità di studiare, ossia e’ uno strumento di lavoro. Nelle tecniche di Aikido, uke mette a disposizione il proprio corpo per tori.
La pura sete di potere, di dominio sull’altro, fa cadere tanti insegnanti di Aikido nella trappola del narcisismo. Mi chiedo, come e’ possibile che un Maestro di Aikido debba sviluppare un’apparenza da burattino marziale? Alcuni di questi “maestri” non avrebbero il coraggio di praticare nemmeno per un solo minuto in un’altra arte marziale da combattimento…

Il vero spirito dell'Aikido

Questi individui creano grande negatività attorno all’Aikido, che poi ricade sull’arte che noi amiamo cosi’ tanto. Grazie a questa gente, i praticanti di altre discipline sono convinti che gli aikidoisti fanno Aikido perché non sono capaci di fare niente altro, o peggio ancora, non sanno fare niente.
D’altra parte questi pseudo-praticanti di Aikido sono cosi’ pieni di complessi di inferiorità che farebbero ricorso alla plastica facciale per apparire più giovani, più forti, più giapponesi, e appena salgono sul tatami si servono dell’hakama per nascondere il loro vero ego.
Non e’ raro che siano proprio queste persone a far carriera nel corso degli anni, diventando responsabili di un Dojo prima, e salendo nei ranghi tecnico-amministrativi delle loro rispettive associazioni poi: questo caricarsi di responsabilità amplifica ancor più il loro narcisismo che si manifesta, come ho già detto, nella violenza sul tatami verso i loro cosiddetti allievi!

Conclusione personale

Un praticante di Aikido fa bene a chiedersi se il maestro nel dojo in cui pratica e‘ veramente un Maestro di Aikido o se e’ soltanto un burattino marziale; fa inoltre benissimo a domandarsi se veramente quello che il maestro dice viene anche vissuto da lui nella vita di tutti i giorni, o se quello che di tanto in tanto fa apparire e’ veramente quello che lui non vuole che si veda. Ai genitori consiglio di informarsi bene per evitare di finire col lasciare i propri figli proprio nelle mani di certi individui.

CHI E’ RENATO FILIPPIN
Renato Filippin nasce in Italia il 03.03.1949 , ma ha sempre vissuto in Svizzera. Inizio’ l’Aikido nel 1963 con il Maestro Nakazono e il Maestro Tamura. Dal 1968 al 1971 soggiorno’ per motivi di studio in Inghilterra, ove ebbe la possibilita’ di seguire il Maestro K. Chiba. Dal 1971 riprese la pratica dell’Aikido in Svizzera, seguendo i vari Maestri che visitavano la regione, tra cui Tamura, Tada, Chiba, Fujimoto, Asai e Hosokawa. Dal 1978 al 2001  ha praticato sotto la direzione del Maestro Ikeda Masatomi, continuando pero’ anche a seguire anche altri insegnanti, specialmente Tada e Chiba. Nel 2002 incontra Shishiya Ichiro, di cui diventa grande amico, grazie al quale apprende il sistema di Aikido del Maestro Nishio. Dal 2005, invita regolarmente ogni anno Shishiya Sensei  a dirigere uno Stage in Svizzera.

QUALIFICHE: Shodan, 1971, Maestro Tamura; 2,3,4, Dan, Ikeda Masatomi;  5. 6. Dan  tramite Doshu Ueshiba Moriteru. Attualmente Rokkudan dal 2003, apri’ il suo dojo, l’Aikikai di Sangallo nel 1972. Dal 1985 e’ Maestro di Aikido presso l’Universita di Sangallo, dal 1983 – 1995 presso l’ Universita di Kostanz. E’ stato Segretario Tecnico dell’ACSA, l’Aikikai Svizzera, dal 2003 – 2006

Copyright Renato Filippin ©2011 
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