Aikido Blogger Seminar: Un Nuovo Modo di ESSERE Aikido


Insegnanti di Aikido E.T.: Vanno d'accordo fra di loro!

Insegnanti di Aikido E.T.: vanno d’accordo fra di loro!

A seguito di un’importante evento, quale è stato a Torino lo scorso Aikido Blogger Seminar di dicembre, è più che doveroso offrire on-line un rimando di come è andata, giacché questo appuntamento è nato da un’idea degli Aikidoka del Web e proprio dalla rete è stato organizzato. I coordinatori di Aikido Italia Network,  Aikime e Aikido Vivo ne sono stati i promotori, mentre ad Aikime sono spettati gli onori e gli oneri dell’organizzazione. E allora, com’è andata?

di MARCO RUBATTO, FABIO BRANNO E SIMONE CHIERCHINI

Circa 70 Aikidoka (58 adulti e 11 bambini, per l’esattezza!) si sono incontrati nel Dojo di San Mauro Torinese che solitamente viene utilizzato per gli eventi che necessitano di più spazio (vedi i passati Seminar con Patrick Cassidy Sensei o “L’Aikido Torinese Riunito” dello scorso anno).

La provenienza era più che mai varia, sia in termini geografici, che di Scuola e stile di appartenenza: per un week end hanno condiviso abilmente lo stesso tatami un grosso contingente di Aikidoka piemontesi e lombardi, ma non sono mancati anche praticanti giunti dal Trentino Alto Adige, dall’Emilia Romagna, Abruzzo, Campania, Sicilia…
Insegnanti (davvero molti gli alti gradi intervenuti, dal 4º al 6º dan!) ed allievi provenienti da Aikikai d’Italia, di Francia, dalla Scuola di Endo Sensei, dal Kobayashi Ryu, dall’Iwama Ryu, dal Tendo Ryu, dalla Scuola del Maestro Gramendola e del Maestro Grande… appartenenti ai più disparati Enti (F.I.J.L.K.A.M., C.S.E.N., U.I.S.P., F.I.T.A., A.S.C., Progetto Aiki…) sono mirabilmente riusciti a convivere con profitto e vicendevole arricchimento in quest’occasione, pensata per dire la verità… in modo un po’ inconsueto.
La stranezza è consistita nel fatto che i tre Insegnanti che si sono avvicendati a tenere le lezioni (Fabio Branno, Marco Rubatto, Simone Chierchini) hanno iniziato fra loro a COLLABORARE SUL SERIO, lasciando perdere “chi aveva il grado più elevato”, “l’esperienza più lunga”, “la tecnica più sopraffina”… “l’Aiki-verità più vera”… e considerandosi parte integrante del gruppo di PRATICANTI, sia durante la docenza, sia quando non toccava a loro di insegnare.

Leggi cioè: “Si sono divertiti a sudare, cadere… sbagliare, menare e prenderle PURE LORO”!
Questo, secondo noi ha giovato molto all’atmosfera generale, perché ha fatto sentire ciascuno parte di un evento realmente vissuto INSIEME, nel quale non è esistito un “Maestro Buddhico”… da venerare o da imitare anche nei tic facciali, ma una pratica da condividere con l’esempio, l’apertura e la disponibilità di sperimentare cose nuove.

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Uno per tutti, tutti per uno

Vista la grande eterogeneità dei presenti (parlando di estrazione Aikidoistica), le lezioni hanno maggiormente considerato aspetti legati ai principi dell’Arte, rispetto alla tecnica propria di ogni differente metodo (anche se non è mancata neanche quella!)…

In sostanza ci si è sfidati a trovare elementi di unione dei veri percorsi, anziché insistere a sottolineae i particolari che potevano dividere… o far arroccare in una posizione sclerotizzata.

E ci si è riusciti alla grande, anche dai rimandi dei presenti.

Si… perché un’altra delle importanti novità introdotte in questo Aikido Blogger Seminar è stata la possibilità da parte degli partecipanti di esprimersi gli uni nei confronti degli altri e quindi con gli Insegnanti che animavano le lezioni.
L’Aikido, per sua natura, ha un aspetto particolarmente piramidale e meritocratico… ma ecco come abbiamo fatto a renderlo più “orizzontale” e condivisibile:
- al termine di ogni trance di allenamento (sabato mattina, sabato pomeriggio, domenica mattina) abbiamo invitato i presenti a formare piccoli gruppi (3 o 4 persone) e a discutere fra loro di tematiche particolarmente attinenti all’Aikido ed alla sua pratica;
- in seguito a ciò, ci siamo riuniti in un grande cerchio intorno al Kamiza, nel quale ciascuno si è sentito libero di condividere cosa era emerso nel suo micro-gruppo, oltre ogni sorta di impressione, ispirazione, critica che la pratica avesse fatto affiorare in lui.

Inizialmente preoccupati che questo momento potesse non essere capito/vissuto al meglio – la prima volta di una simile proposta sul tatami per la maggior parte dei presenti – ogni cosa però è andata nel modo migliore, in quanto il rispetto personale, delle posizioni ed idee altrui ha fatto da scenario a tutti gli interventi e gli apporti del Gruppo.
Sciolti i primi imbarazzi, è emersa anzi una sana voglia di rimandare le proprie impressioni e punti di vista.
Cosa può indicare ciò?
Forse che la comunità Aikidoistica ha bisogno di “dialogare” e confrontarsi su tematiche (più o meno sempre le stesse)… che fanno sentire soli e immersi nelle problematiche, fino a quando non si comprende che altri praticanti – in altre Scuole, e luoghi del Paese – cercano le soluzioni agli gli stessi problemi!
Noi siamo partiti chiedendo ai presenti una riflessione su questi semplici tematiche:
(sabato mattina)

A1 – quali sono le motivazioni che ti hanno spinto ad intraprendere la pratica dell’Aikido?
A2 – quali erano/sono le tue aspettative rispetto a questa disciplina?
A3 – come pensi di poter in Aikido in essa i tuoi goal personali, se dipendesse da te?
(sabato pomeriggio)

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Fabio Branno con Gabriele Pintaudi

B1 – quali sono le principali problematiche che incontri nella pratica dell’Aikido?
B2 – quanto pensi esse siano dovute al tuo modo di porti e quanto invece causate dall’attuale assetto della società Aikidoistica in cui sei immerso?
B3 – come penseresti di risolvere queste problematiche, se dipendesse da te?

(domenica mattina)
C1 – quali sono dal tuo punto di vista le principali prospetive future dell’Aikido?
C2 – quale sarà il tuo contributo personale al processo di evoluzione della disciplina che pratichi?

Ogni partecipante ha potuto sentirsi – giustamente ed una voltatanto – protagonista dell’esperienza che ha vissuto all’Aikido Blogger Seminar.
Sono venuti fuori rimandi piuttosto articolati ed interesanti… che però in questa sede non menzioneremo, in quanto appannaggio esclusivo di chi ha avuto il piacere di condividere insieme quegli importanti momenti sul tatami.

Una sola cosa ci viene da dire: grazie per la disponibilità con la quale tutto il Gruppo ha risposto agli stimoli offerti ed ha saputo cogliere importanti occasioni di crescita e di approfondimento della reciproca conoscienza fra i presenti.
Ci si frequenta poco, ecco perché a volte nascono barriere così difficili da buttare giù!
Se ci “toccassimo” un po’ più di frequente, anche fra appartenenti a stili/scuole/enti diversi, ci si renderebbe conto che siamo tutti praticanti in marcia verso una destinazione comune, indipendentemente dal mezzo che abbiamo scelto per avanzare.
Avere poi anche la possibilità di parlare con persone il cui contatto poteva essere frainteso o deformato dalle abitudini di pratica che ciascuno possiede, si è quindi rivelato una delle scommessi vincenti dell’Aikido Blogger Seminar!
Nessuna confusione nelle tempistiche: c’è stato tempo per sudare e divertirsi, e tempo per le chiacchiere… spesso nate sul tatami – negli appoisiti spazi previsti – e quindi continuate con i piedi sotto lo stesso tavolo a pranzo ed a cena, davanti ad una pizza ed una bibita!
L’Aikido Blogger Seminar è stato pensato a “basso impatto economico” per ogni partecipante, mirando alla possibilità di una preiscrizione on-line a prezzo agevolato, cercando di ospitare in case private ogni Aikidoka che è arrivato “da fuori” e scegliendo locali in cui è stato possibile pranzare e cenare con qualità a prezzi accomodanti.
Niente che non si riesca a fare con sufficiente organizzazione, e questa ne è stata la prova: tutti gli Aikidoka locali impegnati anche nella parte gestionale (iscrizioni, pulizie, fot, video-riprese)… gli Insegnanti che hanno optato per una sistemazione dignitosa, ma spartana e poco più che un rimborso spese per il loro contributo sul tatami.
Viaggiare e fare esperienza in Aikido anche oggi è POSSIBILE, non c’è crisi che tenga!
Un altra peculiarità: forse il fatto che gli Insegnanti hanno scelto di ritornare innanzi tutto allievi l’uno dell’altro e di ciascun Aikidoka con cui praticavano… ha permesso che non ci fossero “allievi che avevano voglia di fare gli Insegnanti”, come spesso accade a zonzo per i seminari di Aikido.

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Simone Chierchini con Alessandro Costa

Ognuno ha saputo stare semplicemente al suo posto, poiché non avvertiva alcun bisogno di proteggere i suoi spazi o invadere quelli altrui: si era semplicemente in armonia!
Pare poco: dovrebbe essere forse la norma, ma provate a girare un po’ e fate caso a quante volte capita…
Praticare in un’atmosfera semplicemente serena, rilassata e proficua è stato il principale goal che ha fatto innamorare i presenti e ripromettersi che questa non avrebbe vdovuto essere l’ultima volta insieme!
Molto probabilmente quindi… to be continued!
Ma ora lasciamo semplicemente che le gallerie fotografiche esprimano meglio le sensazioni che abbiamo provato a Torino lo scorso 15 e 16 dicembre: ne abbiamo caricate 300 nella pagina FB dell’HARA KAI (l’A.S.D. che ha patrocinato l’evento, nella quale vi chiediamo gentilmente di cliccare il vostro “mi piace”! ^__^)…
Le potete vedere cliccando QUI, dopo aver effettuato il log-in su Facebook…
e 200 (abbiamo raggiunto il limite massimo consentito) sul Flickr cliccando QUI, per chi non fosse presente sul popolare Social Network.
Giudicate voi dalle espressioni dei volti cosa vi siete eventualmente persi, o cosa avete attivamente contribuito a creare…

Ecco anche un breve report VIDEO!

Inoltre – probabilmente per la prima volta in Italia, se non nel mondo! – questo evento è andato in streaming in diretta, grazie all’amico Massimiliano Gandossi sul canale Tendo Ryu Italia.

Potrete rivedere frammenti di esso cliccando QUI (prima parte, seconda parte, terza parte)!
Non sapevamo di avere questa possibilità: la prossima volta ci organizziamo meglio e pubblicizziamo meglio la cosa… in modo che possiate seguirci da casa e proiettarvi in salotto se non riuscite ad essere con noi sul tatami!
Fabio, Simone e Marco gradirebbero ricevere, anche in forma anonima, feedback “col senno di poi” da parte dei presenti che avessero piacere di condividere le loro sensazioni a freddo.
I contributi (RISPETTOSI, indipendentemente dalle opinioni rimandate) verranno pubblicati sui Blog.

Potete scrivere direttamente nei commenti o alle e-mail che trovate on-line: vi ringraziamo sin d’ora per quanto riceveremo, che sarà per noi strumento di ulteriore miglioramento per il futuro!
We are Newtype Aikidoka!

Fabio Branno
Marco Rubatto
Simone Chierchini

Marco Rubatto e Max Gandolfi

Marco Rubatto e Max Gandossi

Uno speciale ringraziamento è d’obbligo per Marco Rubatto e i suoi allievi per essersi sobbarcata la fatica di organizzare questo evento

Streaming registrati da Max Gandossi:
CLICCA PER CONNETTERTI

Fotogalleria su Facebook:
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Fotogalleria su Flickr:
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Trailer di Presentazione dell’Aikido Blogger Seminar 2012
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Parole e Fatti: Ecco l’Aikido Blogger Seminar 2012
Articolo di presentazione di Simone Chierchini

Parole e Fatti: Ecco l’Aikido Blogger Seminar 2012


Aikido Blogger Seminar

Ci hanno torturato a lungo, con quella solfa secondo la quale chi scrive su un blog, o chi commenta quotidianamente sulla pagina Facebook di Aikido Italia Network non sarebbe capace di far nulla se non chiacchierare… Spiacenti di disilludere gli scettici: l’Aikido Blogger Seminar 2012 è pronto al varo

DI SIMONE CHIERCHINI

Spesso si sente dire che la produzione di nuove idee nella nostra comunità va a rilento, tuttavia, se qualcosa si muove, negli ultimi anni parte del merito va certamente attribuito a dei veicoli non istituzionali, anzi, in un certo modo nati come reazione alle pecche dei reciproci sistemi da cui provengono. Aikido Italia Network, Aikime e Aikido Vivo non sono la Bibbia dell’Aikido in Italia (nè hanno mai preteso di esserlo), ma che il loro contributo a migliorare l’atmosfera generale sia un fatto reale non può più essere negato da alcuno.

L’Aikido si fa nel proprio dojo, ma nel XXI secolo si condividono le esperienze fatte nel dojo sul social network, ed è qui che ci si incontra quotidianamente per condividere la passione per il Budo, il desiderio di fare, capire, migliorare, criticare. I tre blog citati, ognuno con il proprio stile, fanno cultura dell’Aikido extra tatami, e ne hanno fatta spesso assai più di tutte le associazioni aikidoistiche italiane messe insieme, la cui produzione scientifica sui temi dell’Aikido è vistosamente assente.

Ognuno per conto suo, AIN, AKM e AV hanno camminato e continuano a camminare nella direzione di un Aikido italiano più aperto, studioso e colto, più libero, giusto e responsabile, più professionale e meno beghino e bigotto, ricco di meno privilegi e più cultura. Era inevitabile che Simone, Marco e Fabio si ritrovassero a parlare la stessa lingua, una volta che – superate le normali diffidenze derivanti dal non provenire dallo stesso ambiente – avessero iniziato a parlare. E una volta iniziato, non hanno più smesso, perché le cose che si sono detti sono quelle che chi legge i nostri blog o segue il gruppo di AIN su FB conosce a menadito: c’è bisogno di una ventata di aria nuova in Casa Aikido Italia, e noi possiamo accendere il ventilatore…

Come? Dando il buon esempio! Cioè iniziando a lavorare assieme, ma rinunciando programmaticamente alle strutture piramidali: fra di noi per cominciare, e nella proposta didattica rivolta a colleghi ed allievi pure, come ovvia conseguenza.

Da 50 anni a questa parte, quando si va ad uno stage di Aikido, normalmente cosa si vede? Chi insegna, con modello cattedratico, espone la propria verità incontestabile agli studenti (a prescindere dalla loro esperienza), i quali poi in teoria vanno a casa e studiano a memoria quello che viene proposto, e lo ripetono acriticamente. I soggetti di questo modo di imparare sono trattati come i bambini delle scuole elementari, e costruiti psicologicamente ed emotivamente per rimanere tali, per motivi che tutti i non allineati possono intuire da soli.

Questo noi nell’Aikido Blogger Seminar non lo faremo. A noi non interessa far vedere che siamo i più bravi e i più belli (sappiamo da soli di non esserlo), e non ci interessa neppure di fare un altro delle dozzine di seminari del tipo scambio-dojo, ove 2-3-4 insegnanti dei quadri intermedi mettono insieme i loro allievi, ognuno fa la sua bella dimostrazione, e tutti se ne tornano a casa a continuare come prima, senza che dallo scambio sia nato alcunché di nuovo.

L’Aikido Blogger Seminar sarà diverso, perché le lezioni tenute dagli AikiBlogger saranno tematiche, e al loro termine si parlerà di cosa si è fatto, esplorandone le valenze a livello tecnico-emotivo-didattico-relazionale, prima in piccoli gruppi di studio, poi in una sessione allargata a tutti i convenuti, ove si sviscereranno i risultati ottenuti. C’è una profonda differenza fra una dimostrazione, una lezione di tipo cattedratico e una tipo gruppo di studio: nella prima i fruitori sono spettatori senza possibilità di interazione; nella seconda sono recipienti con la sola entrata input; nella terza hanno anche l’uscita output. Questo presuppone che i relatori a loro volta siano macchine con input e output, uomini/donne aperti all’idea che dal flusso reciproco di informazioni che crea il confronto/scontro possa e debba derivare la propria crescita nell’Aiki.

A noi non interessa gente che torni a casa dopo il nostro seminar e ripeta a pappagallo le nostre tecniche perché noi siamo allievi diretti del sacro maestro. Preferiamo lavorare assieme, parlare di quello che abbiamo fatto e perché, spiegare da dove arriva e dove va, eliminare ciò che non convince e possibilmente ampliarlo grazie ai contributi ricevuti tramite l’apposito confronto. Se chi ci frequenta si mangia la nostra lasagna, è perché il piatto offerto è gustoso, non perché “Si cucina così!”.

Blocco subito i maliziosi: non ci interessa diventare direttori didattici megagalattici dell’ennesima micro-associazione, tranquillizzatevi, anche perché sono finite le sigle disponibili. Piuttosto saremmo veramente orgogliosi se ci offriste la possibilità di mostrarvi che si può studiare Aikido anche in un modo maturo, degno di una comunità che esiste sul territorio da quasi 50 anni, e che quindi richiede strumenti di lavoro aggiornati rispetto al suo crescere.

A Torino, il 15-16 Dicembre 2012, Branno-Chierchini-Rubatto (in rigoroso ordine alfabetico) proveranno a dare un primo segnale forte su quello che noi tutti possiamo fare quando ci leviamo di dosso le casacche del tifoso di calcio (Pro Aikikai, Pro Iwama, Pro Tissier, Pro Vercelli) e ci apriamo al confronto in nome di uno studio dell’Aikido sincero e progressivo.

L’augurio è che quel popolo di aikidoka italiani che ci segue con attenzione su internet (la pagina di AIN su Facebook da sola conta 820 iscritti!!), venga a fare Aikido con noi, per un fine settimana, a toccare con mano il cambiamento possibile.

Copyright Simone Chierchini ©2012Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
http://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

Seminario: Ramazzin-Rubatto-Canavacci ad Arluno (MI)


Riccardo Canavacci, Fabio Ramazzin, Marco Rubatto ancora insieme

Fabio Ramazzin
Marco Rubatto
Riccardo Canavacci

Sabato e Domenica 23 e 24 Giugno 2012

Arluno (MI), Italy
Palazzetto Sportivo PALARLUNO , via Toti

Informazioni:  +39 333 3821729
Email info@aikiryu.it
Web www.aikiryu.it

Programma degli Allenamenti: Sabato mattino ore 8.30: apertura accrediti, ore 9.30 – 10.55: Buki Waza, ore 11.05 – 12.30: Taijutsu; Sabato pomeriggio ore 15.15: apertura accrediti, ore 16.00 – 17.25: Buki Waza, ore 17.35 – 19.00: Taijutsu; Sabato sera: ore 20.30: Party; Domenica Mattino ore 8.30: apertura accrediti, ore 9.30 – 10.55: Buki Waza, ore 11.05 – 12.30: Taijutsu

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By RedazioneRedazione Aikido Italia Network

“Narrando Viaggiando”, Racconto On-the-Road dallo Sfondo Aikidoistico


On-the-Road

On-the-Road

Abbiamo ricevuto questo post di Marco Rubatto dal blog Aikime, che vi rigiriamo con estremo piacere…

Quest’oggi ci occupiamo di recensire brevemente un simpatico Aiki-esperimento letterario di Simone Chierchini Sensei, Coordinatore delle attività di Aikido Italia Network.
Già qualche tempo fa, infatti, egli ha pubblicato per la Casa Editrice ”Albatros” il racconto comico on-the-road “Narrando viaggiando”, che si sviluppa con un insolito retroscena legato alla nostra amata Arte…
La sua ultima fatica letteraria parla infatti di un’improbabile manipolo di amici che partono da Milano in automobile per partecipare ad uno stage di Aikido a Pesaro, tenuto da un Maestro giapponese killer, la cui fama sembra giungere direttamente dal medioevo nipponico…

Leggi il seguito su
http://aikime.blogspot.com/2011/10/narrando-viaggiando-racconto-on-road.html

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McDojo: Fraintendimenti e/o Imposture da Dojo


McDojo

McDojo, il Logo che Alcuni Dojo Dovrebbero Onestamente Esporre

Il mondo delle arti marziali e’ pieno di sedicenti insegnanti e millantatori e l’Aikido non fa eccezione. Come fare ad evitare di cadere preda di un “McDojo” e finire ad imparare “Bullshido” invece che Bushido? Marco Rubatto elenca alcuni dei tipici elementi del dojo fasullo, ma raccomandiamo a tutti di tenere gli occhi aperti, usare il buon senso e, soprattutto chiedere e verificare le certificazioni

di MARCO RUBATTO

“Come osservo la società, la gente trasforma le Arti in prodotti commerciali; pensano a loro stessi come a merce ed inoltre fanno articoli da commercio dei [loro] strumenti. Distinguendo il superficiale dalla sostanza, trovo che questo atteggiamento abbia meno realtà che decoro. Nel campo delle Arti Marziali è particolarmente comune l’abilità di attrarre [il prossimo] con [qualcosa di] appariscente, con pubblicizzazione commerciali e profitto, sia da parte di coloro che insegnano la disciplina, che di coloro che la studiano. Il risultato di ciò deve essere, come qualcuno ha detto, che quelle “Arti Marziali amatoriali sono una fonte di seria piaga”

Leggiamo su Wikipedia: McDojo è un termine peggiorativo utilizzato da alcuni Artisti Marziali occidentali per descrivere una scuola di Arti Marziali nella quale l’immagine o il profitto sono tenuti in più alta considerazione rispetto ai canoni che dovrebbero contraddistinguere il cammino marziale tradizionale.
Il termine è un esempio di “McWords” applicato ai Dojo giapponesi di Arti Marziali, indipendentemente dalla disciplina in essi praticata. In questi contesti usare il termine McDojo indica soprattutto un giudizio sulle eccessive volontà di profitto economico di una scuola, ma può anche riferirsi ad un basso livello di preparazione ed attendibilità che gli Insegnanti o gli allievi della scuola posso possedere rispetto ad altre scuole di Arti Marziali, o, ancora che la scuola in oggetto presenti attività non-marziali come se invece fossero tali.
Definiamo un McDojo, cioè, dove le pratiche al suo interno potrebbero essere al limite della frode.
Un altro termine solitamente usato in analogia è “Bullshido“, cioè una storpiatura di “Bullshit” (“stupidaggini, sciocchezze”) che rende simile il termine a “Bushido“, il codice comportamentale dei Samurai.
Proprio come i McDonalds, i McDojo sembrerebbero una comunità in espansione in molti stati, anche al di fuori degli U.S.A., facendo leva sulla validità centenaria degli insegnamenti orientali in merito all’efficacia marziale e sulle loro potenzialità educative e/o terapeutiche. Vero o presunto questo fenomeno, sarebbe interessante comprendere se ci sono reali possibilità di cogliere i segnali dell’ingresso in un McDojo, se stessimo fortuitamente per entrarci!
L’Aikido, già più volte lo abbiamo ribadito, ha in sé un enorme e delicato potenziale di rischio di frode, data la sua impossibilità di confronto competitivo (non ci sono gare o tornei), per definizione di se stesso.
Quali quindi i campanelli di allarme rispetto al praticare in un luogo non serio, non professionale, se non addirittura millantatore?

  • un grande contributo economico richiesto da parte degli Insegnanti di un Dojo ai propri allievi per erogare il loro insegnamento nelle lezioni, seminari, stage o eventi da essi organizzati;
  • in caso di comprovabili circostanze personali che obblighino un allievo ad una assenza prolungata dalla pratica (dell’ordine di mesi), un McDojo continuerà presumibilmente a richiedere il pagamento di una rata non usufruita, oppure chiederà gli arretrati al momento del ritorno sul tatami; la tradizione invece non contempla questo, poiché, se l’allievo si è posto con serietà nei confronti del Dojo e non essendo lo scopo primario di questi l’aspetto economico, non dovrebbe essere fatta pesare eccessivamente una problematica personale;
  • l’istituzioni di veri e propri Club per cinture nere o alti gradi, pubblicizzando una sorta di privilegio nel farne parte, a seguito del pagamento di una speciale quota, naturalmente, o… ancora peggio… dietro alla promessa di poterne entrare a far parte dopo un certo lasso di tempo, indipendentemente dal proprio ingaggio sul tatami (leggi: ”se mi paghi, in tre anni sarai cintura nera”!);
  • gli alti pagamenti richiesti per sostenere gli esami di passaggio di grado da parte degli allievi; i luoghi più seri prevedono oltre tutto che essi avvengano a fronte di un reale lavoro di preparazione sul tatami. Lo scorgere un eccesso di gradi alti in assenza di tale serio ingaggio è un aspetto che deve mettere in allarme da quella che negli U.S.A. è definita Belt Factory, ossia “Fabbrica di cinture”;
  • la proposta di corsi “collaterali” alla disciplina famosa vera e propria, generalmente commercializzati senza una vera e propria storia consolidata alle spalle, del tipo “Cardio – Fitness -Aikido” (o qualsiasi altra Arte Marziale), improntati eccessivamente ad un aspetto salutistico della pratica. Non affermiamo qui che le Arti Marziali siano prive di questo aspetto… anzi… ma che esso è connaturato nella disciplina, senza che sia necessario scindere le caratteristiche di quest’ultima;
  • la richiesta che tutti gli studenti posseggano attrezzature per la loro pratica provenienti da un unico manufattore, generalmente scelto dall’Insegnante o dal Responsabile del Dojo. Sappiamo che esistono Keikogi più o meno buoni, Hakama più o meno tradizionali… e ugualmente dicasi per armi (protezioni, dove ciò dovesse necessitare) e quant altro… ma qualunque praticante sa che per iniziare un percorso la cosa più importante è che sia presente il neofita, quand’anche egli non dovesse indossare un completo Dolce&Gabbana;
  • pesanti restrizioni nella pratica verso gli studenti del Dojo, ai quali viene proibito di frequentare altri Dojo o esercitarsi contemporaneamente in differenti Arti Marziali. ”Non avrai altro Maestro all’infuori di Me”, insomma! Questo fenomeno soventemente si accompagna alla millantante promessa di insegnamenti segreti riservati ai McComponenti di un McDojo. Nessun insegnamento ai nostri tempi può realmente essere considerato ormai segreto, poiché il tempo storico in cui ciò avveniva si è chiuso da tempo e perché ogni Fondatore di Arti Marziali (con la F maiuscola) ha affermato, scritto e dichiarato in più e più riprese che non esistono veri e propri insegnamenti segreti nel Budo… Chi ha occhi per carpire, può apprendere anche dalla lezione più nascosta, mentre chi non è in grado di farlo non imparerebbe nulla anche se gli si sottolineasse “il segreto” mille volte;

Quelli che avete letto sono solo tendenze che possono mettere in guardia da un Insegnante in malafede o da un luogo non qualitativo in cui praticare, ma non dobbiamo dimenticarci che ciascuna considerazione parte da un giudizio spesso personale, basato sulla propria esperienza. Ci sono persone infatti che cercano realmente di approfondire la realtà che li circonda per fare una scelta giusta, ma ce ne sono altre che cerano (forse inconsciamente) solo il luogo dove potersi far frodare alla grande. Non dobbiamo infatti dimenticare che per ogni millantatore che si offre sul mercato marziale, ci sono molti più Aiki-polli che abboccano al suo amo. La loro responsabilità è limitata dalla loro inesperienza, ma è presente in funzione dell’attenzione che essi avranno utilizzato per evitare simili situazioni!
In giro si vede di tutto, anche solo volendo restringere la visuale all’Aikido, arte di cui conosciamo meglio le dinamiche. C’è chi organizza Master pluriennali privati e viene criticato per via del notevole costo di partecipazione, ma c’è chi saluta con favore una iniziativa simile, ritenendola un opportunità qualitativa di approfondimento dell’Arte. Chi avrà ragione? Lo stabilirà forse l’esperienza personale, con il senno di poi. Ma anche altre cose frequentemente accadono: ad esempio che vengano completamente fraintesi gli intendimenti di un Insegnante, di un video, degli insegnamenti di uno stage…
Se andiamo in giro per il mondo e per il Web a caccia dell’Aikido fraudolento, qualcosa di certo troveremo, ma la bontà di questa ricerca dipenderà dai criteri con cui abbiamo cercato. E’ importante mettere enfasi su ciò, poiché gli errori grossolani possono essere veramente enormi.
(…) Concludiamo con un augurio: ”Nutritevi di Aikido sano, state quindi alla larga dai McDojo!”

Leggi l’articolo di Claudio Pipitone Postilla a McDojo-di-Marco-Rubatto/

Copyright Marco Rubatto ©2009-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta 19/07/2009 su

http://aikime.blogspot.com/2009/07/mcdojo-fraintendimenti-eo-imposture-da.html

L’Allenamento All’Aperto


Campo Estivo Vasto-Punta Aderci 2010

Campo Estivo Vasto-Punta Aderci 2010

Marco Rubatto ci porta ad affrontare un’importante tematica didattica: se l’Aikido e’ un’Arte Marziale, non dovrebbe essere possibile praticarla ovunque? E allora perche’ l’iperdipendenza da tatami, superfici lisce e soffici al contatto? Cosa succede quando si fa tenkan con gli scarponi in vibram?

di MARCO RUBATTO

“Allenarsi giorno dopo giorno su una superficie piana, così come è il tatami del vostro Dojo, può introdurre in voi alcune cattive abitudini. Le probabilità di venire attaccati su una superficie morbida e piana sono vicine a zero. Così quando i vostri istinti si agiteranno, inizierete per la prima volta ad apprendere cosa vuol dire difendere voi stessi su una superficie sconosciuta. Nel Dojo, potete spostarvi trascinando i vostri piedi e si può contare su una presa consistente sul pavimento.
Nel Dojo, non dovete lottare contro bordi, sedie rotte, spigoli dei tavoli, etc. Anche se un ambiente sicuro per l’allenamento è importante durante una lezione, esso induce anche un senso ridotto di consapevolezza. Io raccomando di praticare alcune lezioni all’aperto. Fare le cadute sull’erba può essere un’esperienza abbastanza differente [dal solito], ed allo stesso tempo aumentare notevolmente la vostra fiducia. Provate ad effettuare una tecnica su una pendenza ed immediatamente noterete lo sforzo supplementare richiesto per riguardare la distanza in salita. L’erba bagnata può causare una perdita veloce di aderenza, o una radice può farvi inciampare. Se quella sopra fosse una situazione di combattimento, manterreste la vostra calma e la vostra centratura? Sareste in grado di mantenere il vostro equilibrio?
Trovo che i kumi-tachi (addestramento della spada in coppia) siano perfetti l’allenamento all’aperto. Vi richiedono di coprire distanze maggiori, ad una elevata velocità, e familiarizzare con l’evitare un’arma. [La pratica all'aperto] è anche una grande opportunità per utilizzare uno spazio addizionale, se avete un Dojo piccolo o i soffitti bassi”.
(Gregor Erdman)

Ci siamo presi la briga di tradurre un altro Post del sito Blue Leaf Dojo (la cui versione originale è qui), poiché riprende casualmente un argomento a noi caro da anni: la pratica dell’Aikido all’aperto.
Molti non hanno avuto forse modo di riflettere a dovere su questa importante possibilità ed utilità per la propria crescita marziale: i nostri Dojo spesso sono ricavati all’interno di scuole o palestre di fitness… ambienti che si discostano alquanto dagli edifici giapponesi costruiti esclusivamente per la pratica delle Arti Marziali.
In ogni caso, anche in Giappone c’è poco spazio, oggi sicuramente meno ancora che un tempo, perciò molti praticanti NON si allenano all’aperto nemmeno li!
Però è da sempre stata una cosa veramente importante ed irrinunciabile di ogni scuola di Budo poter ricreare le condizioni tipiche di un combattimento reale.
Il tatami del Dojo, come ricordava l’articolo precedente è un ottimo strumento per il lungo periodo, ma anche un grande impostore in questo senso.
Nel Dojo di Iwama O’ Sensei ha fatto allenare i suoi studenti sul legno, fino a quando non sono stati raccimolati i soldi per acquistare i tatami (che, per la cronaca, abbiamo sperimentato essere anche più duri del mogano!). Abbiamo conosciuto di persona chi si è allenato così a quel tempo!
Inoltre O’ Sensei spesso è stato ripreso in allenamenti esterni, nei quali i numerosi suoi partner cadevano serenamente su ogni tipo di superficie naturale… terra battuta o erba che fosse!
Diciamo che allenarsi nel mantenimento del proprio equilibrio in una superficie che presenta asperità naturali è veramente molto utile, così come lo è il sottoporsi a lezioni in ogni tipo di condizione atmosferica.
Quando un tempo due Samurai si sfidavano, difficilmente attendevano di trovare prima le condizioni ambientali più confortevoli: l’essere sempre pronti faceva la differenza fra la vita e la morte.
I parchi cittadini possono essere un interessante escamotage per tutti coloro che non hanno un luogo privato per allenarsi all’aperto.
Le lezioni con le armi sono realmente le più indicate.
Nel nostro Dojo abbiamo la fortuna di allenarci all’aperto ogni settimana per almeno un paio d’ore, d’estate, come d’inverno… edopo alcuni anni possiamo veramente constatare il beneficio che ciò porta alla nostra consapevolezza.
Tanto equilibrio… poi un piede in un a pozzanghera, un riflesso del sole negli occhi, una folata improvvisa di vento o un rumore imprevisto sono capaci di farci in un attimo riprendere contatto con le nostre incertezze.
Guardate qui cosa succede al vostro scrittore al minuto 2.15 di questo video!

Eravamo in un parco, ci stavamo allenando… l’errore fa parte dell’allenamento, se fossimo già bravi non avremmo bisogno di perseverare, ma fortunatamente non è il nostro caso…
La sfida più interessante però è accettare questo tipo di eventualità, confrontarsi con una porzione sempre più consistente di realtà, riuscire velocemente ad adattarci e fare il più possibile nostra ogni situazione, ogni evento.
La pratica all’aperto crediamo sia veramente una pietra miliare in questo tipo di allenamento, voi cosa ne pensate?

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Pubblicato per la prima volta 20/07/2010 su
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“Efficacia”: Tecnica o Principi?


Roberto Foglietta Sensei

Una solida tecnica di Roberto Foglietta Sensei

Puntiamo i riflettori su un argomento tanto caro a coloro che approcciano le Arti Marziali: torniamo a parlare di “efficacia”

di MARCO RUBATTO

Allo scopo di una didattica più comprensibile, le Arti Marziali tradizionali adottano schemi che prevedono movimenti convenzionali e semplificati rispetto ad una situazione di reale pericolo per la propria incolumità.
Gli stessi movimenti possono infatti talvolta risultare macchinosi di fronte ad una reazione spontanea e improvvisa di un aggressore che non ha studiato con noi precedentemente al Dojo e che non intende permetterci l’applicazione di una qualsivoglia tecnica. Egli vuole attaccare e arrivare a segno, non subire!
Questo discorso acquista particolare rilievo in Aikido dal momento che la pratica è incentrata sulla manipolazione di uke al fine di apprendere i movimenti che meglio ne determinano lo sbilanciamento. Se non manteniamo un buon equilibrio tra schematizzazione del movimento e spontaneità di reazione, corriamo il rischio di recitare una parte in cui, indipendentemente da ciò che succede, uke è colui che deve cadere a terra mentre tori si mantiene in piedi. Questo potrebbe anche funzionare a patto di restare all’interno della propria compagnia, nella quale ogni attore conosce a memoria il suo copione.
Non si pensi perciò che ogni tecnica di base, ki-hon o ki-no-nagare che sia, corrisponda ad una risposta efficace da usare in una situazione di attacco libero. Al contrario, alcune di esse risulterebbero poco applicabili o semplicemente troppo lunghe per avere efficacia marziale; mancano infatti di immediatezza. Perché allora le tecniche di base non vengono sostituite da qualcosa di più realisticamente applicabile, da un movimento più semplice e veloce?
Il ki-hon, così come il ki-no-nagare, costituisce un laboratorio dove poter incrementare le proprie capacità di equilibrio, sbilanciamento, potenza e controllo. E’ un metodo ottimale per far emergere i propri errori; ci abitua a integrare il movimento corporeo ed affinarne la coordinazione.
Analogamente, nello studio dei suburi, carichiamo il bokken fino a che esso non tocca i glutei. Un colpo meno caricato sarebbe senz’altro più veloce, ma senza avere sufficiente coordinazione e conoscenza della decontrazione e contrazione muscolare, il colpo potrebbe risultare debole e inconsistente.
E’ quindi attraverso un allenamento di base di questo tipo che riusciamo a utilizzare all’occorrenza movimenti più piccoli e rapidi senza però perdere d’efficacia.
Difendersi da un attacco non equivale ad eseguire tecniche standard, ma richiede di saper applicare i principi che abbiamo appreso negli anni dalla stessa pratica su cui continuiamo ad indagare ed approfondire.

In questo filmato vediamo uno dei maestri di Aikido più famosi di sempre, Koichi Tohei Sensei, messo alla prova da un giornalista Judoka. Dove sono finite le forme e le proiezioni spettacolari di cui l’Aikido ci ha abituati a godere? I movimenti sono più “sporchi”, ma si adattano bene ad un avversario che ha la volontà di avvicinarsi ed atterrare chi gli sta di fronte. Il Maestro Tohei, dalla sua parte, neutralizza il Judoka togliendogli l’equilibrio senza l’uso della forza, ma soprattutto senza lederlo in alcun modo, nonostante egli fosse stato costantemente esposto all’uso di atemi.
E’ frequente trovare su Web video di Aikido commentati negativamente. Le tematiche principali di questi commenti riguardano la mollezza e la lentezza degli attacchi che il nage di turno riceve; di conseguenza si giudica ciò che si è visto non pratico e inapplicabile. Altre volte è la situazione del randori ad essere considerata inverosimile. In Aikido non esistono competizioni e quasi tutti i video riguardano dimostrazioni in cui viene sottolineata più la forma che la capacità effettiva di mettere al suolo un attaccante deciso; d’altra parte l’enbukai tradizionale non prevede questo tipo di confronto pubblico.
Il randori è un esercizio di zanshin in cui si impara a rimanere dinamici e reattivi sotto la pressione di più attacchi. Più l’abilità dell’Aikidoka cresce, più egli diventa in grado di fronteggiare attacchi veloci e decisi. Ciò che forse non viene molto spesso capito degli Aiki-video sul Web è che maggiore è la velocità e la potenza di un attacco, maggiore diventa la preoccupazione di uke nel ricevere la tecnica. Sono infatti necessarie buone capacità di ricezione per sapere “lasciarsi andare”, farsi proiettare se serve… e rimanere illesi durante un’esecuzione molto veloce di una tecnica. Per questa ragione si preferisce molto spesso tenere un ritmo più basso, ma che consenta ai praticanti di non ferirsi durante gli allenamenti.
Concludiamo dicendo che probabilmente potrebbe essere opportuno non concentrarsi esclusivamente sull’efficacia durante la propria pratica, perché così facendo si può rischiare di perdere di vista tutti gli elementi che condurrebbero alla sua applicazione in modo naturale e spontaneo. Paradossalmente infatti, coloro che vogliono essere efficaci ancor prima di aver bene inteso i principi risultano rigidi. In uno stato di rigidezza, il praticante necessita di impiegare la propria forza per atterrare l’avversario… finendo per stancarsi prima del dovuto e perdere d’efficacia innanzi un praticante più sciolto e quindi più veloce. L’equilibrio fra ingredienti diversi e tutti ugualmente importanti è come sempre molto delicato, per questo molto interessante ed ambito!
Ci auguriamo che le attuali generazioni di Insegnanti sappiano cogliere l’esigenza di integrare gli aspetti della forma, con quelli della sostanza… quelli della didattica, con quelli della spontaneità… per offrire nuove prospettive ad un dilemma antico, ma coerente con un’Arte Marziale: l’efficacia del proprio agire!

Copyright Marco Rubatto ©2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta 01/03/2011 su
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