Aikido Blogger Seminar: Un Nuovo Modo di ESSERE Aikido


Insegnanti di Aikido E.T.: Vanno d'accordo fra di loro!

Insegnanti di Aikido E.T.: vanno d’accordo fra di loro!

A seguito di un’importante evento, quale è stato a Torino lo scorso Aikido Blogger Seminar di dicembre, è più che doveroso offrire on-line un rimando di come è andata, giacché questo appuntamento è nato da un’idea degli Aikidoka del Web e proprio dalla rete è stato organizzato. I coordinatori di Aikido Italia Network,  Aikime e Aikido Vivo ne sono stati i promotori, mentre ad Aikime sono spettati gli onori e gli oneri dell’organizzazione. E allora, com’è andata?

di MARCO RUBATTO, FABIO BRANNO E SIMONE CHIERCHINI

Circa 70 Aikidoka (58 adulti e 11 bambini, per l’esattezza!) si sono incontrati nel Dojo di San Mauro Torinese che solitamente viene utilizzato per gli eventi che necessitano di più spazio (vedi i passati Seminar con Patrick Cassidy Sensei o “L’Aikido Torinese Riunito” dello scorso anno).

La provenienza era più che mai varia, sia in termini geografici, che di Scuola e stile di appartenenza: per un week end hanno condiviso abilmente lo stesso tatami un grosso contingente di Aikidoka piemontesi e lombardi, ma non sono mancati anche praticanti giunti dal Trentino Alto Adige, dall’Emilia Romagna, Abruzzo, Campania, Sicilia…
Insegnanti (davvero molti gli alti gradi intervenuti, dal 4º al 6º dan!) ed allievi provenienti da Aikikai d’Italia, di Francia, dalla Scuola di Endo Sensei, dal Kobayashi Ryu, dall’Iwama Ryu, dal Tendo Ryu, dalla Scuola del Maestro Gramendola e del Maestro Grande… appartenenti ai più disparati Enti (F.I.J.L.K.A.M., C.S.E.N., U.I.S.P., F.I.T.A., A.S.C., Progetto Aiki…) sono mirabilmente riusciti a convivere con profitto e vicendevole arricchimento in quest’occasione, pensata per dire la verità… in modo un po’ inconsueto.
La stranezza è consistita nel fatto che i tre Insegnanti che si sono avvicendati a tenere le lezioni (Fabio Branno, Marco Rubatto, Simone Chierchini) hanno iniziato fra loro a COLLABORARE SUL SERIO, lasciando perdere “chi aveva il grado più elevato”, “l’esperienza più lunga”, “la tecnica più sopraffina”… “l’Aiki-verità più vera”… e considerandosi parte integrante del gruppo di PRATICANTI, sia durante la docenza, sia quando non toccava a loro di insegnare.

Leggi cioè: “Si sono divertiti a sudare, cadere… sbagliare, menare e prenderle PURE LORO”!
Questo, secondo noi ha giovato molto all’atmosfera generale, perché ha fatto sentire ciascuno parte di un evento realmente vissuto INSIEME, nel quale non è esistito un “Maestro Buddhico”… da venerare o da imitare anche nei tic facciali, ma una pratica da condividere con l’esempio, l’apertura e la disponibilità di sperimentare cose nuove.

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Uno per tutti, tutti per uno

Vista la grande eterogeneità dei presenti (parlando di estrazione Aikidoistica), le lezioni hanno maggiormente considerato aspetti legati ai principi dell’Arte, rispetto alla tecnica propria di ogni differente metodo (anche se non è mancata neanche quella!)…

In sostanza ci si è sfidati a trovare elementi di unione dei veri percorsi, anziché insistere a sottolineae i particolari che potevano dividere… o far arroccare in una posizione sclerotizzata.

E ci si è riusciti alla grande, anche dai rimandi dei presenti.

Si… perché un’altra delle importanti novità introdotte in questo Aikido Blogger Seminar è stata la possibilità da parte degli partecipanti di esprimersi gli uni nei confronti degli altri e quindi con gli Insegnanti che animavano le lezioni.
L’Aikido, per sua natura, ha un aspetto particolarmente piramidale e meritocratico… ma ecco come abbiamo fatto a renderlo più “orizzontale” e condivisibile:
- al termine di ogni trance di allenamento (sabato mattina, sabato pomeriggio, domenica mattina) abbiamo invitato i presenti a formare piccoli gruppi (3 o 4 persone) e a discutere fra loro di tematiche particolarmente attinenti all’Aikido ed alla sua pratica;
- in seguito a ciò, ci siamo riuniti in un grande cerchio intorno al Kamiza, nel quale ciascuno si è sentito libero di condividere cosa era emerso nel suo micro-gruppo, oltre ogni sorta di impressione, ispirazione, critica che la pratica avesse fatto affiorare in lui.

Inizialmente preoccupati che questo momento potesse non essere capito/vissuto al meglio – la prima volta di una simile proposta sul tatami per la maggior parte dei presenti – ogni cosa però è andata nel modo migliore, in quanto il rispetto personale, delle posizioni ed idee altrui ha fatto da scenario a tutti gli interventi e gli apporti del Gruppo.
Sciolti i primi imbarazzi, è emersa anzi una sana voglia di rimandare le proprie impressioni e punti di vista.
Cosa può indicare ciò?
Forse che la comunità Aikidoistica ha bisogno di “dialogare” e confrontarsi su tematiche (più o meno sempre le stesse)… che fanno sentire soli e immersi nelle problematiche, fino a quando non si comprende che altri praticanti – in altre Scuole, e luoghi del Paese – cercano le soluzioni agli gli stessi problemi!
Noi siamo partiti chiedendo ai presenti una riflessione su questi semplici tematiche:
(sabato mattina)

A1 – quali sono le motivazioni che ti hanno spinto ad intraprendere la pratica dell’Aikido?
A2 – quali erano/sono le tue aspettative rispetto a questa disciplina?
A3 – come pensi di poter in Aikido in essa i tuoi goal personali, se dipendesse da te?
(sabato pomeriggio)

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Fabio Branno con Gabriele Pintaudi

B1 – quali sono le principali problematiche che incontri nella pratica dell’Aikido?
B2 – quanto pensi esse siano dovute al tuo modo di porti e quanto invece causate dall’attuale assetto della società Aikidoistica in cui sei immerso?
B3 – come penseresti di risolvere queste problematiche, se dipendesse da te?

(domenica mattina)
C1 – quali sono dal tuo punto di vista le principali prospetive future dell’Aikido?
C2 – quale sarà il tuo contributo personale al processo di evoluzione della disciplina che pratichi?

Ogni partecipante ha potuto sentirsi – giustamente ed una voltatanto – protagonista dell’esperienza che ha vissuto all’Aikido Blogger Seminar.
Sono venuti fuori rimandi piuttosto articolati ed interesanti… che però in questa sede non menzioneremo, in quanto appannaggio esclusivo di chi ha avuto il piacere di condividere insieme quegli importanti momenti sul tatami.

Una sola cosa ci viene da dire: grazie per la disponibilità con la quale tutto il Gruppo ha risposto agli stimoli offerti ed ha saputo cogliere importanti occasioni di crescita e di approfondimento della reciproca conoscienza fra i presenti.
Ci si frequenta poco, ecco perché a volte nascono barriere così difficili da buttare giù!
Se ci “toccassimo” un po’ più di frequente, anche fra appartenenti a stili/scuole/enti diversi, ci si renderebbe conto che siamo tutti praticanti in marcia verso una destinazione comune, indipendentemente dal mezzo che abbiamo scelto per avanzare.
Avere poi anche la possibilità di parlare con persone il cui contatto poteva essere frainteso o deformato dalle abitudini di pratica che ciascuno possiede, si è quindi rivelato una delle scommessi vincenti dell’Aikido Blogger Seminar!
Nessuna confusione nelle tempistiche: c’è stato tempo per sudare e divertirsi, e tempo per le chiacchiere… spesso nate sul tatami – negli appoisiti spazi previsti – e quindi continuate con i piedi sotto lo stesso tavolo a pranzo ed a cena, davanti ad una pizza ed una bibita!
L’Aikido Blogger Seminar è stato pensato a “basso impatto economico” per ogni partecipante, mirando alla possibilità di una preiscrizione on-line a prezzo agevolato, cercando di ospitare in case private ogni Aikidoka che è arrivato “da fuori” e scegliendo locali in cui è stato possibile pranzare e cenare con qualità a prezzi accomodanti.
Niente che non si riesca a fare con sufficiente organizzazione, e questa ne è stata la prova: tutti gli Aikidoka locali impegnati anche nella parte gestionale (iscrizioni, pulizie, fot, video-riprese)… gli Insegnanti che hanno optato per una sistemazione dignitosa, ma spartana e poco più che un rimborso spese per il loro contributo sul tatami.
Viaggiare e fare esperienza in Aikido anche oggi è POSSIBILE, non c’è crisi che tenga!
Un altra peculiarità: forse il fatto che gli Insegnanti hanno scelto di ritornare innanzi tutto allievi l’uno dell’altro e di ciascun Aikidoka con cui praticavano… ha permesso che non ci fossero “allievi che avevano voglia di fare gli Insegnanti”, come spesso accade a zonzo per i seminari di Aikido.

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Simone Chierchini con Alessandro Costa

Ognuno ha saputo stare semplicemente al suo posto, poiché non avvertiva alcun bisogno di proteggere i suoi spazi o invadere quelli altrui: si era semplicemente in armonia!
Pare poco: dovrebbe essere forse la norma, ma provate a girare un po’ e fate caso a quante volte capita…
Praticare in un’atmosfera semplicemente serena, rilassata e proficua è stato il principale goal che ha fatto innamorare i presenti e ripromettersi che questa non avrebbe vdovuto essere l’ultima volta insieme!
Molto probabilmente quindi… to be continued!
Ma ora lasciamo semplicemente che le gallerie fotografiche esprimano meglio le sensazioni che abbiamo provato a Torino lo scorso 15 e 16 dicembre: ne abbiamo caricate 300 nella pagina FB dell’HARA KAI (l’A.S.D. che ha patrocinato l’evento, nella quale vi chiediamo gentilmente di cliccare il vostro “mi piace”! ^__^)…
Le potete vedere cliccando QUI, dopo aver effettuato il log-in su Facebook…
e 200 (abbiamo raggiunto il limite massimo consentito) sul Flickr cliccando QUI, per chi non fosse presente sul popolare Social Network.
Giudicate voi dalle espressioni dei volti cosa vi siete eventualmente persi, o cosa avete attivamente contribuito a creare…

Ecco anche un breve report VIDEO!

Inoltre – probabilmente per la prima volta in Italia, se non nel mondo! – questo evento è andato in streaming in diretta, grazie all’amico Massimiliano Gandossi sul canale Tendo Ryu Italia.

Potrete rivedere frammenti di esso cliccando QUI (prima parte, seconda parte, terza parte)!
Non sapevamo di avere questa possibilità: la prossima volta ci organizziamo meglio e pubblicizziamo meglio la cosa… in modo che possiate seguirci da casa e proiettarvi in salotto se non riuscite ad essere con noi sul tatami!
Fabio, Simone e Marco gradirebbero ricevere, anche in forma anonima, feedback “col senno di poi” da parte dei presenti che avessero piacere di condividere le loro sensazioni a freddo.
I contributi (RISPETTOSI, indipendentemente dalle opinioni rimandate) verranno pubblicati sui Blog.

Potete scrivere direttamente nei commenti o alle e-mail che trovate on-line: vi ringraziamo sin d’ora per quanto riceveremo, che sarà per noi strumento di ulteriore miglioramento per il futuro!
We are Newtype Aikidoka!

Fabio Branno
Marco Rubatto
Simone Chierchini

Marco Rubatto e Max Gandolfi

Marco Rubatto e Max Gandossi

Uno speciale ringraziamento è d’obbligo per Marco Rubatto e i suoi allievi per essersi sobbarcata la fatica di organizzare questo evento

Streaming registrati da Max Gandossi:
CLICCA PER CONNETTERTI

Fotogalleria su Facebook:
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Fotogalleria su Flickr:
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Trailer di Presentazione dell’Aikido Blogger Seminar 2012
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Parole e Fatti: Ecco l’Aikido Blogger Seminar 2012
Articolo di presentazione di Simone Chierchini

Parole e Fatti: Ecco l’Aikido Blogger Seminar 2012


Aikido Blogger Seminar

Ci hanno torturato a lungo, con quella solfa secondo la quale chi scrive su un blog, o chi commenta quotidianamente sulla pagina Facebook di Aikido Italia Network non sarebbe capace di far nulla se non chiacchierare… Spiacenti di disilludere gli scettici: l’Aikido Blogger Seminar 2012 è pronto al varo

DI SIMONE CHIERCHINI

Spesso si sente dire che la produzione di nuove idee nella nostra comunità va a rilento, tuttavia, se qualcosa si muove, negli ultimi anni parte del merito va certamente attribuito a dei veicoli non istituzionali, anzi, in un certo modo nati come reazione alle pecche dei reciproci sistemi da cui provengono. Aikido Italia Network, Aikime e Aikido Vivo non sono la Bibbia dell’Aikido in Italia (nè hanno mai preteso di esserlo), ma che il loro contributo a migliorare l’atmosfera generale sia un fatto reale non può più essere negato da alcuno.

L’Aikido si fa nel proprio dojo, ma nel XXI secolo si condividono le esperienze fatte nel dojo sul social network, ed è qui che ci si incontra quotidianamente per condividere la passione per il Budo, il desiderio di fare, capire, migliorare, criticare. I tre blog citati, ognuno con il proprio stile, fanno cultura dell’Aikido extra tatami, e ne hanno fatta spesso assai più di tutte le associazioni aikidoistiche italiane messe insieme, la cui produzione scientifica sui temi dell’Aikido è vistosamente assente.

Ognuno per conto suo, AIN, AKM e AV hanno camminato e continuano a camminare nella direzione di un Aikido italiano più aperto, studioso e colto, più libero, giusto e responsabile, più professionale e meno beghino e bigotto, ricco di meno privilegi e più cultura. Era inevitabile che Simone, Marco e Fabio si ritrovassero a parlare la stessa lingua, una volta che – superate le normali diffidenze derivanti dal non provenire dallo stesso ambiente – avessero iniziato a parlare. E una volta iniziato, non hanno più smesso, perché le cose che si sono detti sono quelle che chi legge i nostri blog o segue il gruppo di AIN su FB conosce a menadito: c’è bisogno di una ventata di aria nuova in Casa Aikido Italia, e noi possiamo accendere il ventilatore…

Come? Dando il buon esempio! Cioè iniziando a lavorare assieme, ma rinunciando programmaticamente alle strutture piramidali: fra di noi per cominciare, e nella proposta didattica rivolta a colleghi ed allievi pure, come ovvia conseguenza.

Da 50 anni a questa parte, quando si va ad uno stage di Aikido, normalmente cosa si vede? Chi insegna, con modello cattedratico, espone la propria verità incontestabile agli studenti (a prescindere dalla loro esperienza), i quali poi in teoria vanno a casa e studiano a memoria quello che viene proposto, e lo ripetono acriticamente. I soggetti di questo modo di imparare sono trattati come i bambini delle scuole elementari, e costruiti psicologicamente ed emotivamente per rimanere tali, per motivi che tutti i non allineati possono intuire da soli.

Questo noi nell’Aikido Blogger Seminar non lo faremo. A noi non interessa far vedere che siamo i più bravi e i più belli (sappiamo da soli di non esserlo), e non ci interessa neppure di fare un altro delle dozzine di seminari del tipo scambio-dojo, ove 2-3-4 insegnanti dei quadri intermedi mettono insieme i loro allievi, ognuno fa la sua bella dimostrazione, e tutti se ne tornano a casa a continuare come prima, senza che dallo scambio sia nato alcunché di nuovo.

L’Aikido Blogger Seminar sarà diverso, perché le lezioni tenute dagli AikiBlogger saranno tematiche, e al loro termine si parlerà di cosa si è fatto, esplorandone le valenze a livello tecnico-emotivo-didattico-relazionale, prima in piccoli gruppi di studio, poi in una sessione allargata a tutti i convenuti, ove si sviscereranno i risultati ottenuti. C’è una profonda differenza fra una dimostrazione, una lezione di tipo cattedratico e una tipo gruppo di studio: nella prima i fruitori sono spettatori senza possibilità di interazione; nella seconda sono recipienti con la sola entrata input; nella terza hanno anche l’uscita output. Questo presuppone che i relatori a loro volta siano macchine con input e output, uomini/donne aperti all’idea che dal flusso reciproco di informazioni che crea il confronto/scontro possa e debba derivare la propria crescita nell’Aiki.

A noi non interessa gente che torni a casa dopo il nostro seminar e ripeta a pappagallo le nostre tecniche perché noi siamo allievi diretti del sacro maestro. Preferiamo lavorare assieme, parlare di quello che abbiamo fatto e perché, spiegare da dove arriva e dove va, eliminare ciò che non convince e possibilmente ampliarlo grazie ai contributi ricevuti tramite l’apposito confronto. Se chi ci frequenta si mangia la nostra lasagna, è perché il piatto offerto è gustoso, non perché “Si cucina così!”.

Blocco subito i maliziosi: non ci interessa diventare direttori didattici megagalattici dell’ennesima micro-associazione, tranquillizzatevi, anche perché sono finite le sigle disponibili. Piuttosto saremmo veramente orgogliosi se ci offriste la possibilità di mostrarvi che si può studiare Aikido anche in un modo maturo, degno di una comunità che esiste sul territorio da quasi 50 anni, e che quindi richiede strumenti di lavoro aggiornati rispetto al suo crescere.

A Torino, il 15-16 Dicembre 2012, Branno-Chierchini-Rubatto (in rigoroso ordine alfabetico) proveranno a dare un primo segnale forte su quello che noi tutti possiamo fare quando ci leviamo di dosso le casacche del tifoso di calcio (Pro Aikikai, Pro Iwama, Pro Tissier, Pro Vercelli) e ci apriamo al confronto in nome di uno studio dell’Aikido sincero e progressivo.

L’augurio è che quel popolo di aikidoka italiani che ci segue con attenzione su internet (la pagina di AIN su Facebook da sola conta 820 iscritti!!), venga a fare Aikido con noi, per un fine settimana, a toccare con mano il cambiamento possibile.

Copyright Simone Chierchini ©2012Simone Chierchini
Per le norme relative alla riproduzione consultare
http://simonechierchini.wordpress.com/copyright/

La Tradizione, il Carosello e la Famosa Salsa


Sumo, una tradizione che cambia ma non muore

In contrappunto a La Salsa Piccante di Mia Nonna di Carlo Cocorullo, continuiamo a seguire il dibattito innovatori-tradizionalisti a base di  metafore culinario-aikidoistiche con un intervento di Fabio Branno, che si chiede: Cosa significa Aikido tradizionale oggi? Ha senso utilizzare sistemi e strutture didattiche del passato, dal momento che furono pensate per un’umanita’ che viveva ad un’altra velocita’ e con scopi e aspettative diverse? Le risposte che Fabio fornisce potranno non piacere a chi non ama l’innovazione, ma quanto meno aiuteranno a riflettere sul tema

di FABIO BRANNO

A casa mia il giorno di Natale è tradizione mangiare la famosa salsa. E’ una salsa che non ha un nome specifico, perché forse esiste solo a casa mia, ma per la mia famiglia è un rituale che si perde nella notte dei tempi e quando ne parliamo, parliamo della famosa.
“Nonna, ma quest’anno la prepariamo LA FAMOSA SALSA?!?” col rombo del tuono alla finestra…
L’intingolo in questione nasce in un modo molto popolare. Gli scarti di pesce utilizzati per il cenone della vigilia, finivano a macerare in pentola tutta la notte per ritornare, quali zombie gastronomici, il giorno dopo, in formato poltiglia, su un abbondante piatto di linguine e spolverato da granella di noci tritate.
Giuro che quando eravamo bambini, la gioia di ricevere dei regali sotto l’albero era completamente bilanciata dal terrore profondo di dover forzatamente mangiare il piatto di famosa.
E’ tradizione!
La tradizione voleva che gli scarti di capitone, di baccalà, di alici e di merluzzo finissero in un pentolone gigantesco ad esalare fetidi effluvi che si attaccavano ai vestiti, ai regali e all’albero di Natale in maniera violenta ed indelebile, senza scampo alcuno. Per non parlare della sensazione di trovarsi davanti ad un piatto guarnito con una testa di capitone semisciolta che ti guardava, con il solo occhio residuo, sfidandoti a stuzzicarlo con la forchetta, mentre portavi alla bocca una forchettata di pasta, spine di pesce e gusci di noci, che erano state polverizzate a mano, come tradizione vuole, finendo con lo spaccare scorza e frutto.
Un giorno ci facemmo coraggio, e tenendoci per mano, andammo a parlare coi Grandi Vecchi della famiglia per ottenere il permesso di sottrarci al rito. Mi ricordo ancora come suonò altisonante il loro “NO”. Definitivo, austero e senza scampo, decise che “A tradizione ce vò e tutti l’ hann’à rispettà!”
Mia madre, allora, intervenne prontamente ed elaborò un piano per l’anno successivo. Si sarebbe occupata lei personalmente della preparazione della famosa. Lo sconcerto fu generale e dalla piccionaia si sentirono le donne bisbigliare rumorosamente! Ma siccome lei era la miglior cuoca della famiglia, nessuno poté opporsi a questa sua richiesta e dovettero darle fiducia.
L’anno successivo, mamma fece una spesa in pescheria specifica per la famosa. Comprò dei pezzi di capitone scelti, della colatura di alici e filetti di merluzzo e baccalà. Li fece cuocere a dovere, dopodiché estrasse un magico strumento dalla credenza: il BIMBY. Una bella passata di salsa nel Bimby la trasformò in una vichyssoise vellutata e saporita, che sposò perfettamente la pasta ruvida di Gragnano e fu esaltata dalla polvere di noci, ottenuta frullando appena appena solo i malli.

Il Grande Vecchio

I Grandi Vecchi guardarono il piatto con molta diffidenza, lo ammetto. Abituati com’erano a mangiare avidamente una sorta di cimitero marino, quella raffinatezza sembrava quasi fuori luogo e poco invitante. Ma il sapore non lasciò dubbi! Solo il buono della famosa, all’ennesima potenza!
Ad oggi, questo racconto mi fa pensare all’Aikido. Ok, il mio psicologo dice che sono un monomaniaco psicotico. Ma non gli ho dato il link di questo blog…
Troppo spesso si parla dell’Aikido come di una disciplina tradizionale. Tralasciando il fatto che fondamentalmente, questa disciplina è più giovane di mia nonna, perché la data di nascita ufficiale è 1942, mi viene da domandarmi COSA si intende per tradizione.
“Tradizionale – starete pensando – è l’Aikido del Fondatore!”
Partiamo dal fatto che Morihei Ueshiba fu aggredito ed insultato dal suo Maestro, Takeda Sokaku, perché aveva rotto una tradizione, abbandonando il Daito ryu e tralasciando il sapere degli antichi. La tradizionalità di un non tradizionale è proprio una contraddizione in termini, concedetemelo!
Ad ogni modo qualcuno dovrebbe definire QUALE fosse effettivamente l’Aikido del Fondatore, dato che in ogni ripresa video esistente, Morihei faceva cose differenti, in modi assai differenti, in situazioni completamente differenti.
Cosa credo io? Penso che “Tradizione” sia rispettare l’obiettivo dell’arte. O’ Sensei puntava ad un Budo che educasse al rispetto della vita. Questo era l’obiettivo.
Il linguaggio passava attraverso una rivisitazione dei movimenti dei Daito. Rispettarne il traguardo è rispettare la tradizione. La strada per perseguirlo è solo figlia dell’epoca. Il metodo di allenamento non è tradizione. E’ scienza.
Il Kata era la maniera in cui il popolo giapponese educava al suo tempo. Un tempo nel quale la televisione,per esempio, era ancora appannaggio di pochi. Ci sarebbero voluti vent’anni prima di vedere il primo carosello, uno spot pubblicitario che per passare lo slogan impiegava tre minuti di storiella.
Oggi viviamo in un mondo nel quale gli spot sono un flash che compare durante una partita di calcio su Sky. Senti la campanella, vedi il logo e già la tua mente ha attivato il processo di comprensione e metabolizzazione dello stimolo. Cani di Pavolv ad alta velocità? Può darsi. Ma dalla mente dannatamente rapida, agile e pronta a mille informazioni.
Uno studio dice che leggere un giornale oggi ti fornisce più informazioni di quante un uomo dei primi del 900 ne potesse ottenere in tutta la vita. Ad una mente come la nostra si può parlare nella lingua del secolo scorso?
Se qualcuno volesse curarvi con la Pennicillina, perché è un medicamento TRADIZIONALE, voi accettereste?
Se qualcuno vi scrivesse in alfabeto morse, tramite onde radio, voi lo ricevereste e decodifichereste?
Se Morihei avesse avuto a disposizione i nostri strumenti, in merito alla psicologia, alla didattica, alla comunicazione, alla biomeccanica, davvero credete che non se ne sarebbe servito?
I tradizionalisti dissero a Musashi che due spade erano un’eresia, a Morihei che l’Aikido era irrispettoso verso il vecchio Budo, a Ford che l’auto non avrebbe mai rimpiazzato i cavalli ed ai Beatles che la loro musica era rumore.
Il valore della storia è tale se ci permette di non incorrere negli errori dei nostri avi. Studiamo la storia, va bene. Ma per vivere al meglio i nostri tempi, gente.

Ah, se a Natale passate di qua, vi faccio assaggiare un buon piatto di pasta!

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Aikido Vivo Recensisce “Narrando Viaggiando”


Simone autografa il suo Foto-libro "Heart's Places"

Fabio Branno, anche se correntemente indaffarato con pannolini e creme emollienti, ha trovato il tempo di farsi quattro risate leggendo Narrando Viaggiandoil romanzo di Simone Chierchini, che ha poi gentilmente recensito sul suo blog Aikido Vivo. Le quasi 40000 persone che finora hanno visitato Aikido Italia Network e apprezzato le qualita’ di blogger e scrittore di Simone forse potrebbero fare altrettanto, scoprendo quello che, ad oggi, e’ il suo piu’ grosso sforzo letterario 

Sono molto attento alle iniziative che mi vengono proposte, perché sono convinto che le idee possano veramente cambiare il mondo. Alcune sono geniali, altre un po’ pazze, ma il solo fatto che vengano significa che esiste ancora qualche cervello attivo nei paraggi, non ancora sopito in stand by.
In genere l’estate la passo sotto l’ombrellone, nel senso specifico del termine, chiudendo per un mese i contatti col mondo intero, sia esso virtuale o in carne ed ossa… Ma l’arrivo di Adriano, quest’anno mi tiene in casa, alla spasmodica ricerca di qualcosa di interessante da fare.
La prima di queste è stata leggere un romanzo proprio carino.
“Narrando Viaggiando” è la storia di un gruppo di amici con tre giorni liberi da dedicare ad un viaggio senza meta. Da sfondo le Arti Marziali ed i meravigliosi anni 80…
La penna ispirata di Simone Cherchini regala ore di divertimento, spunti di riflessione, un pizzico di nostalgia e tanta, tanta voglia di partire!

Su Narrando Viaggiando vedi anche:
Carlo Caprino Recensisce il Romanzo di Simone Chierchini
Video: 10 Libri – Intervista a Simone Chierchini per “Narrando Viaggiando”
Ridere dell’Aikido?Narrando Viaggiando, il primo romanzo di Simone Chierchini 

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Il Saluto: Ma Non Bastava un “Ciao”?


Il Saluto nell'Aikido

Il Saluto nell'Aikido

Il primo intervento di Fabio Branno su Aikido Italia Network ha scatenato un mezzo putiferio di commenti positivi e negativi e risposte contrastanti, finendo per risultare uno dei piu’ letti di sempre nel blog. Vediamo cosa succede con questo secondo articolo, in cui Branno tratta del saluto nelle Arti Marziali

di FABIO BRANNO

Recentemente qualcuno mi faceva notare che quando un principiante, col suo keikogi giallino, in genere immenso, sale per la prima volta su un tatami di aikido, sono molte le cose che lo straniscono, ma quella che noi insegnanti diamo assolutamente per scontato è il saluto.
Eppure se per un istante ci mettessimo nei panni e nella testa del nostro neofita, potremmo facilmente immaginare che vedere una schiera di gente accovacciata ad occhi chiusi in una posizione dolorosissima, in un ordine apparentemente casuale e invece rigoroso, che si prostra pronunciando uno strano gramelot giapponesizzante lascia quantomeno interdetti!

LA STORIA
Il rito del saluto è legato in maniera indissolubile alla gestualità dei campi di battaglia. Nel  Giappone Medieval le battaglie erano composte da una sequenza di duelli singoli, nei quali si cercava la gloria e la vittoria sconfiggendo (e decollando) rinomati guerrieri e generali nemici.
L’atto del saluto era legato alla presentazione di sè stessi all’avversario, enunciando a grande voce il proprio nome e reclinando di qualche grado il capo, come a dire “mi dispiace, ma ti devo ammazzare!”…Dal campo al dojo, il rituale assume nuovi significati. Il Sensei non era solito condurre esercizi di riscaldamento e preparazione, area che veniva solitamente devoluta al Sempai più anziano che, terminato il suo compito, faceva accomodare (in SEIZA, ovviamente!) l’arrivo dell’insegnante per proseguire la lezione.
L’insegnante entrava nella sala, si sedeva prima accanto agli studenti come per aspettare che lo Spirito del Fondatore incominciasse la lezione (ahhh lo shintoismo!), poi gli si inchinava, come per dire “Nonostante non sia te, cercherò di fare del mio meglio” e lo stesso faceva con la classe, che rispondeva inchinandosi a sua volta, in segno di rispetto per ciò che comunque avrebbero imparato da lui.

LA FORMA
Partendo in posizione di Seiza, con le mani sulle ginocchia, la schiena dritta ed il mento retratto, si poggia al suolo prima la mano sinistra, poi quella destra a formare un triangolo tra indici e pollici, verso il quale scende la punta del naso quando ci si inchina.
Si rialza lo sguardo, il capo, prima la mano destra e poi la sinistra.
Questo per tenere occupata il meno possibile la mano addestrata al combattimento.
Il saluto di inizio allenamento lo si fa pronunciando la formula “ONE GAESHI MASU”; che vuol dire, grossomodo, “Piacere di scambiare insieme”, ed alla fine si chiude con “ARIGATO GOZAIMASU”, “Grazie per lo scambio”.
Nel saluto al Fondatore, il Maestro si inchina per primo e si rialza per ultimo, al contrario, nel saluto al Maestro, lui si inchina per ultimo e si rialza per primo.

IL SENSO
Ok, abbiamo sviscerato un momento tutto il casino del rituale e le storielle sui campi di battaglia.
In realtà ci sarebbero ancora tanti particolari, che prometto solennemente di risparmiarvi….
Ma dopotutto, oggi, che cosa rappresenta tutto questo salutarsi? Ma un “Ciao Maè!” non sarebbe sufficiente???
Il saluto è un interruttore. E’ il momento che sancisce un limite temporale, una frattura fra ciò che è fuori dal dojo e ciò che è dentro.
Nel momento del saluto, la nostra mente deve riuscire a spegnere la luce su ciò che rappresentiamo per accenderla su ciò che siamo.
Il sesso, il ruolo, l’età, la dichiarazione dei redditi, il moroso geloso, la moglie rompiscatole ecco….questa roba resta nella borsa. Insieme ai jeans e ai calzini…
Restiamo noi,resta il nostro corpo, il nostro sentire intorno a noi e dentro di noi.
Quando il maestro si inchina, il suo gesto sottende una domanda: “Dove siamo?”.
Quando l’allievo si inchina, il suo gesto sottende una risposta: “Qui ed Ora!”

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Ikkyo, Nikkyo e Quaqquaraquà


Fabio Branno Sensei

L'autore del'intervento, Fabio Branno Sensei

Un’altra penna/spada di qualita’ si aggiunge da questa settimana alla multiforme comunita’ che sta prendendo forma su Aikido Italia Network e alcuni altri blog di simile ispirazione: si tratta della talentuosa voce di Fabio Branno, animatore di Aikido e Dintorni e Aikido Vivo, e da oggi contributore fisso della nostra “Libera Comunita’ di Aikido Italiana”.

di FABIO BRANNO

Mi ricordo ancora l’immensa felicità di quando, da ragazzino, mi regalarono la prima chitarra. Era uno strumento da quattro soldi, giusto giusto un pezzo di legno con sei corde, ma mentre tornavo a casa  mi sentivo già Santana, o Slow Hand Clapton… Neanche entrai dalla porta che mi chiusi in camera a suonare: sgabellino da pub, gamba destra accavallata alla sinistra, unghie della mano destra già mezze cresciute e…
Niente di più. Giuro. Niente!
Per quanto mi agitassi, per quando mi dannassi a schiacciare tasti e vibrare corde, dalla mia chitarra veniva fuori poco meno che uno starnazzare d’anatre….. :(
Se non che, il giorno dopo, scesi a comprare il migliore dei libri per studiare da autodidatta. Mi ricordo ancora che mi costò settimane di paghetta e parecchi sabati a casa, ma per la gioia che provai tornando a casa dalla libreria, ne valse davvero la pena. Mi dedicai con tutto me stesso ad accordi, barrè ed arpeggi ed alla fine, dopo qualche giorno di allenamento, riuscii a suonare “La canzone del Sole”, di Lucio Battisti. Un must per chiunque cominci ad imparare la chitarra…
Ricordo ancora la prima festa, in cui mi portai dietro il mio strumento, orgoglioso come un concertista, camminavo impugnando la mia fender come la spada di un samurai, girando tra gli invitati aspettando solo il momento buono per cominciare il mio show!
Così fu: “Le bionde trecce e gli occhi azzurri e poi……….” Fu un bel coro di 3 minuti.
Poi il mio sogno svanì come una nuvola di fumo non appena la ragazza di turno mi chiese “Ma la sai quella che fa “Nannannanae Nannananae”…
Probabilmente se mi avesse messo davanti gli accordi della canzone, qualcosa avrei anche improvvisato… Ma “Nannanae”, era proprio chiedere troppo!
Cosa c’entra questo con l’Aikido? C’entra,c’entra…. ora mi spiego.
Più mi guardo in giro, più vedo gente che parla di tecniche pensando di parlare di Aikido. Vedo Maestri improntare interi stages sul dettaglio di Ikkyo e sulla variazione di Shihonage… Leggo sui forum gente che si minaccia di morte per sostenere la validità assoluta del proprio Sankyo e del proprio Iriminage a dispetto di quello dell’altro utente… Mi imbatto in una serie di video su youtube, nei quali ognuno cerca di vendermi la sua verità, spiegandomi che il suo Nikkyo è migliore perchè il suo mignolo è in posizione dritta piuttosto che rovesciata e che il suo Aikido è “REAL” perchè le tecniche (sempre le tecniche!) le fa con un pugno prima del disequilibrio.
La chitarra serve per fare Musica, ma NON E’ la Musica.
La tecnica serve per fare Aikido, ma NON E’ Aikido.
Sono strumenti. Conoscerne il funzionamento è indispensabile, ma il virtuosismo non è l’arte.
Saper suonare “La canzone del Sole”, non significa saper suonare.
Conoscere 4 forme su Katatedori Ikkyo, non significa saper applicare l’Aikido.
Suonare la chitarra non è mettere il barrè. E’ come usi quel barrè quando serve.
Conoscere l’Aikido non è fare un movimento in un modo piuttosto che in un altro.
L’Aikido è come ti servi di quel movimento quando sei in azione col compagno.
E’ per questo che oggi, quando mi spacciano per Applicazione solo un’ennesima coreografia, non posso fare a meno di sorridere… Quando insegno applicazioni, il mio ruolo è proporre un problema con una serie di spunti….. E’ l’allievo che deve “Applicare” le proprie conoscenze per venirne fuori. Cosicchè ognuno trovi la propria verità, e non la mia.
Una verità mai definitiva ed assoluta, intendiamoci. Ma una verità che giorno dopo giorno valga la pena di essere ritrovata.
Ah, a proposito…
Non ho mai più imparato a suonare la chitarra.
Ma non è detto che un giorno non ricomincerò! ;)

Copyright Fabio Branno ©2011 
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Pubblicato per la prima volta su http://aikidovivo.blogspot.com/2011/05/ikkyo-nikkyo-e-quaqquaraqua.html