AikipediA: Basta agli Insegnanti Improvvisati


Sancho Panza Sensei 14º Dan di Aikido, Iaido e Aerobica...

Il mondo dell’Aikido è bello perché è vario, ciascuno darà atto di ciò… santi ed imbroglioni si intervallano da sempre sulle scene del mondo. Tuttavia fino a non molto tempo fa si faceva presto a dire Maestro! Questo termine è stato forse più screditato che avvalorato da coloro che lo hanno utilizzato indebitamente

di MARCO RUBATTO

E’ accaduto, non poche volte, che nel nostro ambiente… nel quale non sono previste gare o momenti ufficiali di scambio e confronto, ci sia stato chi ha giovato di tutto ciò, per accedere ad una “Aiki-carriera” rampante solo quanto poco chiara.
I famosi gradi DAN spesso sono stati più un danNO per l’inevitabile rigonfiamento dell’io di chi li ambiva o ancora li ambisce, tuttavia ci troviamo a far parte di una “società” nella quale spesso le distinzioni vengono proprio fatte in base all’esperienza che questi famigerati gradi dovrebbero rimandare ai loro proprietari.
Non ci addentriamo ora sull’utilità o meno di questa abitudine alle etichette, solo constatiamo che questa è stata la dinamica storica più seguita, anche qui in Italia. Niente male quindi se tutti utilizzassero questo auto-strumento quale metodo anche esterno per farsi distinguere e quindi scegliere dai propri allievi.
Cosa ne è però di chi riceve questi “meriti” senza una previa adeguata preparazione personale?
Nulla qualcuno potrà affermare: ”Somaro era senza la cintura nera e somaro rimarrebbe pure con il 15º DAN!”

Il mio maestro ha il grado più alto della galassia

Questo in parte è vero dal punto di vista di un praticante navigato: non sono i gradi che lo farebbero propendere per un Insegnante, anziché un altro: sarebbe più il suo modo di essere, di vivere l’Aikido… più che le stelle del suo medagliere!
Ma cosa ne è di un neofita interessato a tuffarsi nella giungla dell’Aikido?
Cosa scegliere… Maestro Tizio con il 17º dan o Sensei Caio con il 43º?
Facilmente il principiante sarebbe tentato a credere che in quei riferimenti sia ancora specchiato il valore intrinseco della persona che gli sta dinnanzi, quindi facilmente si muoverebbe verso l’Insegnante dal grado più alto (e sarebbe fiero di rimandare agli amici quanto il grado del suo Sensei sia il più alto in città/nella regione/nello stato/nel continente/sul pianeta/nella galassia!).
Crediamo che questa sia una dinamica ben nota a tutti, probabilmente necessaria a chi ancora a bisogno di essa… e non pensiamo di essere noi in grado di invertirla.
Tuttavia i tempi cambiano rapidamente e gli strumenti a disposizione tendono ad aumentare a dismisura ultimamente: il Web, ad esempio, mette a disposizione di ciascuni una enorme quantità di informazioni…oltre che propinare fregature.
Sempre più persone, giovani in particolare, sono ben avezzi all’utilizzo della rete per cercare ciò di cui hanno bisogno, quindi da qualche giorno in Italia è partito un innovativo ed ambizioso progetto di “autoregolamentazione” dell’offerta di Aikido.
Come?

AikipediA: il Who's Who dell'Aikido Italiano

Avendo la possibilità di accedere ai dati personali sull’esperienza degli Insegnanti di Aikido che concedono di rendere pubblici i propri curriculum.
Questo progetto di chiama “Aikipedia“, ed è un idea ed un’opera del Maestro ed amico Carlo Cocorullo, Insegnante presso il Dojo Takemusu Aikido Roma Eur.
Ecco come funziona: in modo completamente gratuito è stata offerta la possibilità di utilizzare una pagina personale (completamente personalizzabile con foto, video e link), nella quale ciascuno può inserire le proprie referenze, la sua storia in breve riguardante l’Aikido, i riferimenti e le didattiche utilizzate, i propri apporti personali all’Arte (pubblicazioni, video, Blogs).
C’è quindi già chi non ha fatto mistero dei suoi gradi, riportando luoghi e date nei quali essi sono stati ottenuti, citando addirittura da chi si è stati esaminati…
Ma quale è l’utilità di un simile “albo dell’Aikidoka”?!?
Una proprietà notevole della rete è che essa tende spontaneamente all’equilibrio, al contrario di quanti pensano, perciò il progetto dichiaratamente ispirato ad un’enciclopedia libera come Wikipedia, è come quest’ultima in grado di regolamentarsi ed essere modificata dal contributo di chiunque.
Quindi chiunque dovesse taggiarsi di competenze e qualità che invece realmente non possiede, potrà essere “smascherato” e segnalato da tutti coloro che, prove alla mano, mostreranno il contrario.
Il risultato finale: chi accetterà con apertura di esporre le sue referenze sul Web, dovrà anche assumersi le responsabilità di ciò che scrive, per non venire facilmente sbugiardato dinnanzi alla sua platea.
A lungo andare quindi, questo palcoscenico diverrà necessariamente un luogo nel quale sarà difficile mentire al prossimo (benché sarà sempre possibile mentire a se stessi!): nessun significato del tipo ”chi sta qui ha valore”… quanto ”chi è presente non teme di affermare ad alta voce ciò che è solito affermare in privata sede”!
Se ci pensate il meccanismo che si instaurerà non sarà banale…
Con metodi piuttosto semplici è possibile per un Insegnante rendere corposo il suo grado a dismisura accettando alcuni imbarazzanti compromessi (saltare da un Ente di Promozione Sportiva all’altro, solo per citarne uno), tuttavia per costui non sarà così facile nascondere la sua corsa al potere (e non alla reale preparazione) dovendo riportare le date dei suoi passaggi di grado.

Micio Miao sensei, Direttore Tecnico Federazione Italiana Gatti Aikidoisti

Più che ridurre le fila dei fanfaroni dell’Aikido, potremmo comporre le fila di chi non teme di dover rendere conto delle proprie azioni, cosa abbastanza educativa che un Insegnante faccia ancora prima di chiedere analoga cosa dai propri allievi!
Nessun “albo professionale” o “albo di qualità”… ma luogo alla pari in cui non si abbia nulla da nascondere…
Nella nostra piccola esperienza abbiamo già conosciuto almeno tre degli Insegnanti internazionali (giapponesi) che a voce affermano di essere stati gli ultimi uchideshi di O’ Sensei: il concetto di ULTIMO però non è plurale!
Se al posto di tante parole venissero riportate le date della loro storia, non sarebbe difficile comprendere da soli chi è stato l’unico vero ultimo allievo interno del Fondatore (non che possa essere interessante la cosa di per sé… ma lo è di più evitare di essere presi per il naso).
Il MAESTRO XY, nipote del cugino, del cognato, del fratello di Miyamoto Musashi, che ha iniziato il 1º gennaio 2010 a praticare Aikido, dopo avere avuto grandi esperienze in Judo, Karate, Sumo, Kyudo, Ikebana e scopone scientifico… dovrà mostrare come ha fatto oggi ad essere già Vº dan!
Non si è più abituati alla trasparenza di un tempo: l’alone di misticismo intorno alla leggendaria figura dell’Insegnante di Arti Marziali non aiuta a fare più chiarezza. Forse è il caso di fare un passo indietro nella semplicità ed affermare chi si è, da dove si proviene e dove si intende andare, senza paura di apparire né più piccoli, né più grandi: anche a questo serve Aikipedia, che vi invitiamo a visitare.
Certo, questo progetto sperimentale potrà prendere piede e valore solo dopo che molti di noi avranno accettato di aderirvi e condividerne gli spazi: immaginate però la potenzialità di avere un database on-line che permetta a chiunque di cercare il Dojo di Aikido in Italia più vicino a dove risiede, visualizzarne il Sito privato, accedere alle specifiche dell’Insegnante così come alla mappa del luogo.
Niente male vero? Fosse stato così semplice per tutti noi!
Ora però è possibile ed Aikipedia può fare tutto questo: una sorta di “vetrina della responsabilità”, nella quale ciascuno puù inserirsi!
Oggi è possibile creare tutto ciò, indipendentemente dalle Federazioni, stili e didattiche utilizzate in Aikido: visibilità semplice e trasparente per tutti.
Qualcosa che facciamo per noi stessi e per gli altri… GRATIS…
Perché non provare!?!

Leggi “Anteprima: AikipediA: il Who’s Who dell’Aikido Italiano”

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AikiMarathon 5º Edizione e la Voglia di Andare d’Accordo


AikiMarathon 2011 - 5a Edizione Alpignano (TO)

Domenica 10 luglio 2011 torna ad Alpignano (TO) l’AikiMarathon, per la sua 5º edizione!

di MARCO RUBATTO

Altre volte abbiamo già scritto su questo importante ed innovativo evento. E’ stato sempre un piacere ed un privilegio essere attivamente presenti alle edizioni passate ed ancora una volta alcuni di noi ci andranno da Insegnanti, altri da Aiki-maratoneti… 12 ore non-stop di Aikido, con lezioni da 50 min. tenuti da Maestri provenienti da indirizzi tecnici molto diversi fra loro: quest’anno ci saranno Insegnanti dell’Aikikai (stile Tissier), Iwama Ryu/Takemusu Aiki, Aikikai d’Italia, Ki Aikido… e praticanti di ogni estrazione e grado. Al solito nelle pause fra una lezione e l’altra ci si potrà rifocillare con qualche piatto freddo preparato da un’ottima Aiki-cuoca, riposare o addirittura concedersi un AikiMarathon però è molto di più che tutto questo: è soprattutto fare Aikido e poterne condividere la gioia!!! massaggio Shiatsu ristoratore, gentilmente offerto dall’Accademia Italiana Shiatsu che sarà presente e metterà a disposizione i suoi operatori.
AikiMarathon però è molto di più che tutto questo: è soprattutto fare Aikido e poterne condividere la gioia!!!
Non è infatti importante massacrarsi di leve e proiezioni per poter dire di avercela fatta a non abbandonare il tatami: la competizione non è che un aspetto simbolico di questo importante evento.
Ci sono stage da frequentare perché sarà presente un Maestro importante… ce ne sono da fare per poter sostenere gli esami, in questo caso però nulla di tutto questo sarà chiamato in causa.
Per chi ama l’Aikido praticare è gioioso, lo è insegnare… anche con/a persone mai incontrate e che sono presenti per lo stesso motivo.
Un confronto costruttivo emerge necessariamente, e lo fa mentre saremo noi stessi: portando agli altri le nostre capacità e apprendendo da quelle degli altri.
Non c’è nessuno che deve dimostrare nulla: praticare Aikido è bello e questo basta!
Questo è fin ora stato lo spirito di questa manifestazione e continuerà ad esserlo.
L’innovazione non è banale, sono altre solitamente le dinamiche che animano i raduni: “Io cado meglio di te!”… “Io invece sono il nipote illegittimo di O’ Sensei”… “Il numero dei partecipanti può essere superato solo dai miei gradi dan!”…
Andate a cercare altrove queste porcherie!
Alcuna necessità o possibilità di fingere: questo è uno di quei rari eventi dove la passione per ciò che si fa prende volentieri il sopravvento e si manifesta per quella che è…
La pratica al centro di tutto è una dinamica sana, storicamente molto vissuta prima che il denaro o l’Aiki-politichese iniziasse a prendere talvolta il sopravvento…
La proposta quindi e di abituarci a rimetterla al centro di tutto… ed all’AikiMarathon questo sarà possibile!
Vi aspettiamo numerosi tra le fila dei malati (fortunatamente) incurabili di Aikido!

P.S. molto importante: fra gli altri benefici dell’essere presenti, ricordiamo la completa devoluzione dell’incasso al “fondo emergenze” di Medici Senza Frontiere, Ente attualmente impegnato a dare supporto medico specializzato nel distretto di Fukushima nelle vicinanze della centrale nucleare colpita dallo tsunami.

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Buki Waza: l’Importanza delle Armi in Aikido


Buki-Waza di Iwama: il tassello mancante

In questo suo intervento Marco Rubatto affronta un importante aspetto della pedagogia dell’Aikido, ossia il Buki-Waza, lo studio delle armi. In questo campo si è assistito ad un tentativo da parte dei vari Shihan di fornire agli allievi la loro particolare visione dei fatti, quando la pratica del Buki-Waza non è addirittura del tutto trascurata. Quali sono le motivazioni storiche di questo? Non esiste un sistema coerente, basato sulla pedagogia del Fondatore, e a tutt’oggi espresso dalle scuole che si rifanno al’Aikido di Iwama?

di MARCO RUBATTO

È nota ad ogni praticante la presenza dello studio e dell’utilizzo delle armi in Aikido.
Tuttavia differenti scuole utilizzano altrettanto diversi metodi e strategie per integrare il loro utilizzo con quello delle pratiche a mani nude. In alcune scuole invece si è persa l’usanza di inserire esercizi di Jo e Ken nel normale allenamento.Questo ha spesso reso necessario che gli allievi di queste scuole, giunti ad un certo livello di maturazione nella pratica dell’Arte, operino una vera e propria ricerca personale, per andare ad attingere da altre scuole tradizionali l’importante frammento mancante: il Buki Waza.
Seguendo una consapevolezza di tipo storico, è noto come il Fondatore praticasse quotidianamente l’allenamento con le armi tradizionali dell’Aikido, il Jo (il bastone di legno), il Ken/Bokken (la spada di legno)… un tempo anche il Juken (la baionetta di legno), Yari/Naginata (lance di legno terminanti con lame), Nuhoko (lancia corta di legno), Tanto/Tanken (pugnale di legno), Tessen (il ventaglio di legno o metallo).
È però importante chiedersi se, come taluni affermano, l’importanza di queste pratiche sia realmente ancora attuale – tanto da mantenerla viva nei programmi tecnici – o risulti invece ormai anacronistica ed appartenente solo ad un retaggio post-feudale giapponese – facendo quindi optare per il loro accantonamento.
Ricordiamo innanzi tutto la storia.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, O’ Sensei si ritirò nella cittadina di Iwama, nel 1941, all’età di 58 anni. Qui visse per i successivi 28 anni, fino al momento della sua scomparsa, nel 1969. In questa terra semplice, inospitale e ricca di natura, si dedicò all’allenamento, allo studio e sviluppo dell’Aikido ed all’agricoltura. Il lasso di tempo in esame è stato fondamentale per la sua possibilità di apprendere il modo migliore di abbinare l’allenamento delle armi a quello a mani nude. A partire dalle sue consapevolezze precedenti nello studio della scherma e nelle forme di Jujutsu che incontrò, egli sintetizzò l’Aiki Ken e l’Aiki Jo quale parte inscindibile del forse più famoso e consueto Tai Jutsu… il repertorio delle tecniche a mani nude cioè.

Il Fondatore a Iwama

Sfortunatamente però questo fu per il suo Paese un periodo particolarmente critico, in cui la sconfitta nella guerra portò spesso difficoltà economiche consistenti, specie alle classi sociali più modeste.
O’ Sensei, soprattutto nei primi anni di ritiro ad Iwama, viaggiò molto per visitare di frequente l’Hombu Dojo Aikikai di Tokyo, che al tempo era stato affidato alla direzione del figlio Kissumaru Ueshiba Sensei e di Koichi Tohei Sensei (quest’ultimo fino al 1971, ma ufficialmente fino al 1974). Fu cura del Fondatore stesso non differenziare gli allenamenti di Iwama da quelli di Tokyo (perché avrebbe dovuto?!) durante il suo patrocinio diretto.
Era invece molto più ostico per gli allievi trasferirsi ad Iwama per ricevere gli insegnamenti direttamente da O’ Sensei, benché qualcuno talvolta ci riuscisse per brevi periodi, a causa della non eccessiva disponibilità di danaro del tempo.
Con l’avanzare dell’età, fu sempre più difficile per Morihei Ueshiba visitare regolarmente l’Hombu Dojo: da settimanali, le sue lezioni a Tokyo divennero mensili, solitamente tenute di domenica.
A nostro avviso (e non solo nostro…) questo fu forse l’inizio della divisione sulle consapevolezze dell’allenamento con le armi in Aikido. O’ Sensei continuava a sviluppare il metodo ad Iwama, mentre la sua comunità di Aikidoka cresceva soprattutto a Tokyo, luogo sempre meno vissuto dal Fondatore (e per giunta frequentato solitamente solo nei week end, momento in cui anche i giapponesi – anche se meno di noi – amano riposarsi!)
Morihiro Saito Sensei iniziò la sua pratica dell’Aikido nel 1946 sotto la direzione del Fondatore ad Iwama e rimase suo fedele allievo fino al momento della morte di quest’ultimo. Egli risiedeva proprio ad Iwama, nella prefettura di Ibaraki, e narrò che in alcuni momenti particolarmente difficoltosi durante e dopo il termine del Conflitto Mondiale, egli rimase addirittura solo con O’ Sensei durante alcuni allenamenti quotidiani (soprattutto al mattino, momento in cui, ancora oggi, viene focalizzata l’attenzione sull’utilizzo delle armi).
Lo studio dell’integrazione fra Buki Waza e Tai Jutsu intanto procedeva, talvolta in carenza di insegnanti da formare in questo specifico percorso, poiché erano pochi ed infrequenti gli allievi che potevano seguire Morihei Ueshiba in questo suo personale sviluppo.
Quando anche la vecchiaia di O’ Sensei ulteriormente ostacolò il suoi frequenti spostamenti a Tokyo, egli demandò questo compito a Morihiro Saito Sensei, che raggiungeva il Dojo Aikikai di Shinjuku ogni domenica, ed aveva il compito di insegnare l’utilizzo delle armi nell’ultimo quarto d’ora delle sue lezioni. Va ricordato che Saito Sensei era un ferroviere, che quindi non doveva affrontare eccessivi costi per il trasferimento in treno da Iwama a Tokyo.
Il problema tuttavia si creò ugualmente poiché a fronte di un lavoro continuativo e soprattutto quotidiano di interazione fra Tai Jutsu e Buki Waza, a Tokyo questi poteva essere esperito solo per pochi minuti alla settimana. Gli importanti Sensei che impartivano lezioni negli altri giorni, del resto, meritoriamente scelsero di non entrare eccessivamente nel merito di ciò che non conoscevano neppure loro in modo approfondito.
Questo fu sufficiente per aumentare il divario fra l’Aikido di Iwama e il resto dell’Aikido praticato in quegli anni in merito alle consapevolezze sulle armi.

Sono moltissime le foto di archivio in cui O'Sensei è impegnato nel Buki-waza

Attualmente l’Aikikai Hombu Dojo ha ufficialmente estromesso le armi dal programma ufficiale di apprendimento, fatta eccezione per il Buki Dori, ossia gli esercizi nei quali l’attaccante (con Tanto, Jo o Ken) viene disarmato da tori durante l’azione. Nessuna traccia è rimasta presso il Dojo a cui tutto il mondo tende a riferirsi di suburi, kata, awase e kumi utilizzati giornalmente del Fondatore.
Tuttavia coloro che veramente si sono mostrati – e che si mostrano – interessati allo studio dell’Aikido nella sua completezza percepirono/percepiscono come la pratica delle armi sia pressoché fondamentale per sviluppare rapidamente ed in modo integrato elementi come la corretta sensazione del timing, il concetto di Ma-Ai (“giusta distanza”), la corretta posizione delle anche e di conseguenza il corretto hanmi, elementi che poi vengono utilizzati anche durante la pratica del Tai Jutsu.
Non pare quindi che l’allenamento con Jo e ken sia oggi anacronistico, benché nessuno di noi usi girare per le città armato come un Samurai: sono altri i valori aggiunti di questo tipo di pratica, molto distanti dalle esigenze di difesa personale del Giappone di due secoli fa. Molti allievi ed insegnanti si sono quindi lanciati ad una vera e propria ricerca e riscoperta di quanto la didattica ricevuta non era riuscita a trasmettere (lo ribadiamo, per ragioni storiche e non per vera e propria scelta svalutativa di queste pratiche).
Nel frattempo però il Giappone si era economicamente sviluppato, e come ancora oggi mostra, spesso a discapito di un vero apprezzamento e patrocinio della sua stessa antica e preziosa tradizione. Non vi erano più molti Ryu tradizionali ai quali attingere gli stessi elementi posseduti dal Fondatore per incominciare nuovamente l’opera di integrazione: spesso si è quindi optato per utilizzare fonti diverse, storicamente non connesse direttamente all’Aikido, ma che comunque consentissero di crearsi una forma qualitativa di consapevolezza sulle armi (soprattutto Bokken e Jo) che mancava nella propria esperienza. Jodo, Kendo, Iaido, le antiche Kashima Shinto Ryu e Katori Shinto Ryu… sono alcuni esempi delle discipline che si è tentato di connettere sperimentalmente con l’Aikido, con il pro di favorire nuovamente l’integrazione di questi con il Buki Waza.
A nostro dire è realmente meritoria l’opera di chi ha fatto questo tipo di ricerca, poiché non dissimile da quella fatta dal Fondatore stesso prima di loro. Ciò che si è venuto a creare con gli anni è una moltitudine di stili diversi anche per la pratica delle armi in seno all’Aikido, poiché funzione di quali di queste forme di Ken Jutsu e Kobudo il caposcuola ha utilizzato nella sua stessa opera di integrazione.
Ma noi non consideriamo la varietà come un problema.. anzi, come una ulteriore possibilità di arricchimento. Certo, così facendo queste scuole hanno influito sulla pratica del Tai Jutsu proprio come avvenne per O’ Sensei, facendo emergere numerosi principi, anche a volte in apparenza contrastanti fra loro… rivolgendo l’attenzione a molte scuole attuali. Chi ha abbinato lo studio del Kendo e Iaido, ad esempio, all’Aikido solitamente presenta una guardia più frontale di quanto sia consentita nell’Aiki Ken, ma poiché il suo studio è scaturito da elementi differenti.

Il Fondatore con Morihiro Saito nel dojo di Iwama

Per dovere storico va semplicemente ricordato che spesso quindi le pratiche del Buki Waza non si possono solitamente dire “quelle del Fondatore”, poiché derivate per analoga ricerca, ma passando per altre strade, specificando come ciò non ne riduca assolutamente il valore.
Fortunatamente Morihiro Saito Sensei fu il Maestro che cercò, per sua natura e per tutta la vita, di mantenere il più possibile inalterato l’insegnamento tecnico di O’ Sensei, quindi un enorme bagaglio tecnico di Buki Waza ci giunge “congelato” ed ottimamente conservato attraverso l’Iwama Ryu, forse ad oggi la scuola in cui l’operazione di integrazione fra Tai Jutsu e Buki Waza ha radici più profonde, in quanto semplicemente coincidenti con quelle scoperte dal Fondatore stesso ad Iwama, nel periodo storico in cui fu più ostico formare gli Insegnanti in tale settore.
L’Iwama Ryu è anche la scuola di riferimento dalla quale io provengo, e benché sia risaputo non è nostro interesse mettere in risalto uno stile piuttosto che un altro, ci è sembrato importante condividere con chi ha piacere una esigua parte di quel bagaglio tecnico di base legato al Buki Waza… a partire da un ventoso pomeriggio torinese qualsiasi e dalla richiesta di un paio di nostri allievi, che reclamavano una fonte video sulla quale ripassare mnemonicamente gli esercizi previsti per i loro esami.
È così che un sabato, dopo una lunga ed estenuante lezione al parco, uno di loro, munito di telecamera ha filmato il programma di base di Buki Waza per poterlo ripassare fra le mura di casa sua. Con qualche aggiustamento sull’audio, irrimediabilmente guastato da vento e da uno sfasamento di ricodifica video operato da YouTube per ragioni inspiegabili, abbiamo montato 7 filmati divisi in categorie (suburi di Ken e Jo, kata di Jo, kumi Tachi e kumi Jo) e quindi li abbiamo pubblicati, in modo da poter fornire, in poco più di 27 minuti, l’intero prezioso bagaglio tecnico della scuola di Iwama.
Nessun video è stato pensato come “didattico” (leggi “NON VOGLIAMO INSEGNARE NIENTE A NESSUNO!”) e ciascuno contiene certamente un sacco di imprecisioni di tipo tecnico (compreso qualche balzo dovuto ai buchi inaspettati sul terreno!)… sia per via della stanchezza che avevamo nel girarlo (dopo circa 2 ore di lezione), sia per il nostro livello tecnico fortunatamente ancora sempre da forgiare per poter essere migliorato.
Nessun video è stato realizzato quindi come “preciso”… lo diciamo perché i puristi troveranno sicuramente una punta del Ken troppo alta, un’anca troppo poco ruotata… ma con il solo fine di essere “riassuntivo” di un programma tecnico da apprendere con cura a lezione e da poter ripassare mnemonicamente tramite un video in modo rapido a casa, mentre questo apprendimento si radica fisicamente nel Dojo.
È poi molto diversa la cura che si impiega nell’eseguire qualsiasi pratica settimanalmente o quasi quotidianamente… in questo caso si tende a badare all’essenza più che alla forma, benché questa non sia una scusante per fare male le cose.
Ci auguriamo tuttavia che il nostro lavoro possa risultare di utilità anche ad altri studenti di Aikido con esigenze analoghe a quelli nel nostro Dojo.
I video sono disponibili qui:
http://www.youtube.com/p/25300D0806C0BBC5&hl=it&fs=1

Pur non credendo che quello di Iwama sia per forza il miglior modo di maneggiare le armi, ne ricordiamo la profondità, la chiarezza e precisione didattica e quindi continuiamo ad adottarlo nei nostri programmi… ma ciò che più ora ci preme è esortare qualsiasi Aikidoka all’ascolto a costruire una sua personale consapevolezza matura sull’utilizzo delle armi, tanto da creare con il tempo una completa integrazione con il resto della pratica… se vogliamo, addirittura una totale in-distinzione fra le cose che in Aikido si possono vivere, così da non rilegare più il Buki Waza ad un innaturale area marginale, o ancor peggio, solo per esperti.

Copyright Marco Rubatto ©2009-2011
Ogni riproduzione non espressamente autorizzata dall’autore e’ proibita
Pubblicato per la prima volta 29/09/2009 su
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McDojo: Fraintendimenti e/o Imposture da Dojo


McDojo

McDojo, il Logo che Alcuni Dojo Dovrebbero Onestamente Esporre

Il mondo delle arti marziali e’ pieno di sedicenti insegnanti e millantatori e l’Aikido non fa eccezione. Come fare ad evitare di cadere preda di un “McDojo” e finire ad imparare “Bullshido” invece che Bushido? Marco Rubatto elenca alcuni dei tipici elementi del dojo fasullo, ma raccomandiamo a tutti di tenere gli occhi aperti, usare il buon senso e, soprattutto chiedere e verificare le certificazioni

di MARCO RUBATTO

“Come osservo la società, la gente trasforma le Arti in prodotti commerciali; pensano a loro stessi come a merce ed inoltre fanno articoli da commercio dei [loro] strumenti. Distinguendo il superficiale dalla sostanza, trovo che questo atteggiamento abbia meno realtà che decoro. Nel campo delle Arti Marziali è particolarmente comune l’abilità di attrarre [il prossimo] con [qualcosa di] appariscente, con pubblicizzazione commerciali e profitto, sia da parte di coloro che insegnano la disciplina, che di coloro che la studiano. Il risultato di ciò deve essere, come qualcuno ha detto, che quelle “Arti Marziali amatoriali sono una fonte di seria piaga”

Leggiamo su Wikipedia: McDojo è un termine peggiorativo utilizzato da alcuni Artisti Marziali occidentali per descrivere una scuola di Arti Marziali nella quale l’immagine o il profitto sono tenuti in più alta considerazione rispetto ai canoni che dovrebbero contraddistinguere il cammino marziale tradizionale.
Il termine è un esempio di “McWords” applicato ai Dojo giapponesi di Arti Marziali, indipendentemente dalla disciplina in essi praticata. In questi contesti usare il termine McDojo indica soprattutto un giudizio sulle eccessive volontà di profitto economico di una scuola, ma può anche riferirsi ad un basso livello di preparazione ed attendibilità che gli Insegnanti o gli allievi della scuola posso possedere rispetto ad altre scuole di Arti Marziali, o, ancora che la scuola in oggetto presenti attività non-marziali come se invece fossero tali.
Definiamo un McDojo, cioè, dove le pratiche al suo interno potrebbero essere al limite della frode.
Un altro termine solitamente usato in analogia è “Bullshido“, cioè una storpiatura di “Bullshit” (“stupidaggini, sciocchezze”) che rende simile il termine a “Bushido“, il codice comportamentale dei Samurai.
Proprio come i McDonalds, i McDojo sembrerebbero una comunità in espansione in molti stati, anche al di fuori degli U.S.A., facendo leva sulla validità centenaria degli insegnamenti orientali in merito all’efficacia marziale e sulle loro potenzialità educative e/o terapeutiche. Vero o presunto questo fenomeno, sarebbe interessante comprendere se ci sono reali possibilità di cogliere i segnali dell’ingresso in un McDojo, se stessimo fortuitamente per entrarci!
L’Aikido, già più volte lo abbiamo ribadito, ha in sé un enorme e delicato potenziale di rischio di frode, data la sua impossibilità di confronto competitivo (non ci sono gare o tornei), per definizione di se stesso.
Quali quindi i campanelli di allarme rispetto al praticare in un luogo non serio, non professionale, se non addirittura millantatore?

  • un grande contributo economico richiesto da parte degli Insegnanti di un Dojo ai propri allievi per erogare il loro insegnamento nelle lezioni, seminari, stage o eventi da essi organizzati;
  • in caso di comprovabili circostanze personali che obblighino un allievo ad una assenza prolungata dalla pratica (dell’ordine di mesi), un McDojo continuerà presumibilmente a richiedere il pagamento di una rata non usufruita, oppure chiederà gli arretrati al momento del ritorno sul tatami; la tradizione invece non contempla questo, poiché, se l’allievo si è posto con serietà nei confronti del Dojo e non essendo lo scopo primario di questi l’aspetto economico, non dovrebbe essere fatta pesare eccessivamente una problematica personale;
  • l’istituzioni di veri e propri Club per cinture nere o alti gradi, pubblicizzando una sorta di privilegio nel farne parte, a seguito del pagamento di una speciale quota, naturalmente, o… ancora peggio… dietro alla promessa di poterne entrare a far parte dopo un certo lasso di tempo, indipendentemente dal proprio ingaggio sul tatami (leggi: ”se mi paghi, in tre anni sarai cintura nera”!);
  • gli alti pagamenti richiesti per sostenere gli esami di passaggio di grado da parte degli allievi; i luoghi più seri prevedono oltre tutto che essi avvengano a fronte di un reale lavoro di preparazione sul tatami. Lo scorgere un eccesso di gradi alti in assenza di tale serio ingaggio è un aspetto che deve mettere in allarme da quella che negli U.S.A. è definita Belt Factory, ossia “Fabbrica di cinture”;
  • la proposta di corsi “collaterali” alla disciplina famosa vera e propria, generalmente commercializzati senza una vera e propria storia consolidata alle spalle, del tipo “Cardio – Fitness -Aikido” (o qualsiasi altra Arte Marziale), improntati eccessivamente ad un aspetto salutistico della pratica. Non affermiamo qui che le Arti Marziali siano prive di questo aspetto… anzi… ma che esso è connaturato nella disciplina, senza che sia necessario scindere le caratteristiche di quest’ultima;
  • la richiesta che tutti gli studenti posseggano attrezzature per la loro pratica provenienti da un unico manufattore, generalmente scelto dall’Insegnante o dal Responsabile del Dojo. Sappiamo che esistono Keikogi più o meno buoni, Hakama più o meno tradizionali… e ugualmente dicasi per armi (protezioni, dove ciò dovesse necessitare) e quant altro… ma qualunque praticante sa che per iniziare un percorso la cosa più importante è che sia presente il neofita, quand’anche egli non dovesse indossare un completo Dolce&Gabbana;
  • pesanti restrizioni nella pratica verso gli studenti del Dojo, ai quali viene proibito di frequentare altri Dojo o esercitarsi contemporaneamente in differenti Arti Marziali. ”Non avrai altro Maestro all’infuori di Me”, insomma! Questo fenomeno soventemente si accompagna alla millantante promessa di insegnamenti segreti riservati ai McComponenti di un McDojo. Nessun insegnamento ai nostri tempi può realmente essere considerato ormai segreto, poiché il tempo storico in cui ciò avveniva si è chiuso da tempo e perché ogni Fondatore di Arti Marziali (con la F maiuscola) ha affermato, scritto e dichiarato in più e più riprese che non esistono veri e propri insegnamenti segreti nel Budo… Chi ha occhi per carpire, può apprendere anche dalla lezione più nascosta, mentre chi non è in grado di farlo non imparerebbe nulla anche se gli si sottolineasse “il segreto” mille volte;

Quelli che avete letto sono solo tendenze che possono mettere in guardia da un Insegnante in malafede o da un luogo non qualitativo in cui praticare, ma non dobbiamo dimenticarci che ciascuna considerazione parte da un giudizio spesso personale, basato sulla propria esperienza. Ci sono persone infatti che cercano realmente di approfondire la realtà che li circonda per fare una scelta giusta, ma ce ne sono altre che cerano (forse inconsciamente) solo il luogo dove potersi far frodare alla grande. Non dobbiamo infatti dimenticare che per ogni millantatore che si offre sul mercato marziale, ci sono molti più Aiki-polli che abboccano al suo amo. La loro responsabilità è limitata dalla loro inesperienza, ma è presente in funzione dell’attenzione che essi avranno utilizzato per evitare simili situazioni!
In giro si vede di tutto, anche solo volendo restringere la visuale all’Aikido, arte di cui conosciamo meglio le dinamiche. C’è chi organizza Master pluriennali privati e viene criticato per via del notevole costo di partecipazione, ma c’è chi saluta con favore una iniziativa simile, ritenendola un opportunità qualitativa di approfondimento dell’Arte. Chi avrà ragione? Lo stabilirà forse l’esperienza personale, con il senno di poi. Ma anche altre cose frequentemente accadono: ad esempio che vengano completamente fraintesi gli intendimenti di un Insegnante, di un video, degli insegnamenti di uno stage…
Se andiamo in giro per il mondo e per il Web a caccia dell’Aikido fraudolento, qualcosa di certo troveremo, ma la bontà di questa ricerca dipenderà dai criteri con cui abbiamo cercato. E’ importante mettere enfasi su ciò, poiché gli errori grossolani possono essere veramente enormi.
(…) Concludiamo con un augurio: ”Nutritevi di Aikido sano, state quindi alla larga dai McDojo!”

Leggi l’articolo di Claudio Pipitone Postilla a McDojo-di-Marco-Rubatto/

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Pubblicato per la prima volta 19/07/2009 su

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L’Allenamento All’Aperto


Campo Estivo Vasto-Punta Aderci 2010

Campo Estivo Vasto-Punta Aderci 2010

Marco Rubatto ci porta ad affrontare un’importante tematica didattica: se l’Aikido e’ un’Arte Marziale, non dovrebbe essere possibile praticarla ovunque? E allora perche’ l’iperdipendenza da tatami, superfici lisce e soffici al contatto? Cosa succede quando si fa tenkan con gli scarponi in vibram?

di MARCO RUBATTO

“Allenarsi giorno dopo giorno su una superficie piana, così come è il tatami del vostro Dojo, può introdurre in voi alcune cattive abitudini. Le probabilità di venire attaccati su una superficie morbida e piana sono vicine a zero. Così quando i vostri istinti si agiteranno, inizierete per la prima volta ad apprendere cosa vuol dire difendere voi stessi su una superficie sconosciuta. Nel Dojo, potete spostarvi trascinando i vostri piedi e si può contare su una presa consistente sul pavimento.
Nel Dojo, non dovete lottare contro bordi, sedie rotte, spigoli dei tavoli, etc. Anche se un ambiente sicuro per l’allenamento è importante durante una lezione, esso induce anche un senso ridotto di consapevolezza. Io raccomando di praticare alcune lezioni all’aperto. Fare le cadute sull’erba può essere un’esperienza abbastanza differente [dal solito], ed allo stesso tempo aumentare notevolmente la vostra fiducia. Provate ad effettuare una tecnica su una pendenza ed immediatamente noterete lo sforzo supplementare richiesto per riguardare la distanza in salita. L’erba bagnata può causare una perdita veloce di aderenza, o una radice può farvi inciampare. Se quella sopra fosse una situazione di combattimento, manterreste la vostra calma e la vostra centratura? Sareste in grado di mantenere il vostro equilibrio?
Trovo che i kumi-tachi (addestramento della spada in coppia) siano perfetti l’allenamento all’aperto. Vi richiedono di coprire distanze maggiori, ad una elevata velocità, e familiarizzare con l’evitare un’arma. [La pratica all'aperto] è anche una grande opportunità per utilizzare uno spazio addizionale, se avete un Dojo piccolo o i soffitti bassi”.
(Gregor Erdman)

Ci siamo presi la briga di tradurre un altro Post del sito Blue Leaf Dojo (la cui versione originale è qui), poiché riprende casualmente un argomento a noi caro da anni: la pratica dell’Aikido all’aperto.
Molti non hanno avuto forse modo di riflettere a dovere su questa importante possibilità ed utilità per la propria crescita marziale: i nostri Dojo spesso sono ricavati all’interno di scuole o palestre di fitness… ambienti che si discostano alquanto dagli edifici giapponesi costruiti esclusivamente per la pratica delle Arti Marziali.
In ogni caso, anche in Giappone c’è poco spazio, oggi sicuramente meno ancora che un tempo, perciò molti praticanti NON si allenano all’aperto nemmeno li!
Però è da sempre stata una cosa veramente importante ed irrinunciabile di ogni scuola di Budo poter ricreare le condizioni tipiche di un combattimento reale.
Il tatami del Dojo, come ricordava l’articolo precedente è un ottimo strumento per il lungo periodo, ma anche un grande impostore in questo senso.
Nel Dojo di Iwama O’ Sensei ha fatto allenare i suoi studenti sul legno, fino a quando non sono stati raccimolati i soldi per acquistare i tatami (che, per la cronaca, abbiamo sperimentato essere anche più duri del mogano!). Abbiamo conosciuto di persona chi si è allenato così a quel tempo!
Inoltre O’ Sensei spesso è stato ripreso in allenamenti esterni, nei quali i numerosi suoi partner cadevano serenamente su ogni tipo di superficie naturale… terra battuta o erba che fosse!
Diciamo che allenarsi nel mantenimento del proprio equilibrio in una superficie che presenta asperità naturali è veramente molto utile, così come lo è il sottoporsi a lezioni in ogni tipo di condizione atmosferica.
Quando un tempo due Samurai si sfidavano, difficilmente attendevano di trovare prima le condizioni ambientali più confortevoli: l’essere sempre pronti faceva la differenza fra la vita e la morte.
I parchi cittadini possono essere un interessante escamotage per tutti coloro che non hanno un luogo privato per allenarsi all’aperto.
Le lezioni con le armi sono realmente le più indicate.
Nel nostro Dojo abbiamo la fortuna di allenarci all’aperto ogni settimana per almeno un paio d’ore, d’estate, come d’inverno… edopo alcuni anni possiamo veramente constatare il beneficio che ciò porta alla nostra consapevolezza.
Tanto equilibrio… poi un piede in un a pozzanghera, un riflesso del sole negli occhi, una folata improvvisa di vento o un rumore imprevisto sono capaci di farci in un attimo riprendere contatto con le nostre incertezze.
Guardate qui cosa succede al vostro scrittore al minuto 2.15 di questo video!

Eravamo in un parco, ci stavamo allenando… l’errore fa parte dell’allenamento, se fossimo già bravi non avremmo bisogno di perseverare, ma fortunatamente non è il nostro caso…
La sfida più interessante però è accettare questo tipo di eventualità, confrontarsi con una porzione sempre più consistente di realtà, riuscire velocemente ad adattarci e fare il più possibile nostra ogni situazione, ogni evento.
La pratica all’aperto crediamo sia veramente una pietra miliare in questo tipo di allenamento, voi cosa ne pensate?

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Pubblicato per la prima volta 20/07/2010 su
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“Efficacia”: Tecnica o Principi?


Roberto Foglietta Sensei

Una solida tecnica di Roberto Foglietta Sensei

Puntiamo i riflettori su un argomento tanto caro a coloro che approcciano le Arti Marziali: torniamo a parlare di “efficacia”

di MARCO RUBATTO

Allo scopo di una didattica più comprensibile, le Arti Marziali tradizionali adottano schemi che prevedono movimenti convenzionali e semplificati rispetto ad una situazione di reale pericolo per la propria incolumità.
Gli stessi movimenti possono infatti talvolta risultare macchinosi di fronte ad una reazione spontanea e improvvisa di un aggressore che non ha studiato con noi precedentemente al Dojo e che non intende permetterci l’applicazione di una qualsivoglia tecnica. Egli vuole attaccare e arrivare a segno, non subire!
Questo discorso acquista particolare rilievo in Aikido dal momento che la pratica è incentrata sulla manipolazione di uke al fine di apprendere i movimenti che meglio ne determinano lo sbilanciamento. Se non manteniamo un buon equilibrio tra schematizzazione del movimento e spontaneità di reazione, corriamo il rischio di recitare una parte in cui, indipendentemente da ciò che succede, uke è colui che deve cadere a terra mentre tori si mantiene in piedi. Questo potrebbe anche funzionare a patto di restare all’interno della propria compagnia, nella quale ogni attore conosce a memoria il suo copione.
Non si pensi perciò che ogni tecnica di base, ki-hon o ki-no-nagare che sia, corrisponda ad una risposta efficace da usare in una situazione di attacco libero. Al contrario, alcune di esse risulterebbero poco applicabili o semplicemente troppo lunghe per avere efficacia marziale; mancano infatti di immediatezza. Perché allora le tecniche di base non vengono sostituite da qualcosa di più realisticamente applicabile, da un movimento più semplice e veloce?
Il ki-hon, così come il ki-no-nagare, costituisce un laboratorio dove poter incrementare le proprie capacità di equilibrio, sbilanciamento, potenza e controllo. E’ un metodo ottimale per far emergere i propri errori; ci abitua a integrare il movimento corporeo ed affinarne la coordinazione.
Analogamente, nello studio dei suburi, carichiamo il bokken fino a che esso non tocca i glutei. Un colpo meno caricato sarebbe senz’altro più veloce, ma senza avere sufficiente coordinazione e conoscenza della decontrazione e contrazione muscolare, il colpo potrebbe risultare debole e inconsistente.
E’ quindi attraverso un allenamento di base di questo tipo che riusciamo a utilizzare all’occorrenza movimenti più piccoli e rapidi senza però perdere d’efficacia.
Difendersi da un attacco non equivale ad eseguire tecniche standard, ma richiede di saper applicare i principi che abbiamo appreso negli anni dalla stessa pratica su cui continuiamo ad indagare ed approfondire.

In questo filmato vediamo uno dei maestri di Aikido più famosi di sempre, Koichi Tohei Sensei, messo alla prova da un giornalista Judoka. Dove sono finite le forme e le proiezioni spettacolari di cui l’Aikido ci ha abituati a godere? I movimenti sono più “sporchi”, ma si adattano bene ad un avversario che ha la volontà di avvicinarsi ed atterrare chi gli sta di fronte. Il Maestro Tohei, dalla sua parte, neutralizza il Judoka togliendogli l’equilibrio senza l’uso della forza, ma soprattutto senza lederlo in alcun modo, nonostante egli fosse stato costantemente esposto all’uso di atemi.
E’ frequente trovare su Web video di Aikido commentati negativamente. Le tematiche principali di questi commenti riguardano la mollezza e la lentezza degli attacchi che il nage di turno riceve; di conseguenza si giudica ciò che si è visto non pratico e inapplicabile. Altre volte è la situazione del randori ad essere considerata inverosimile. In Aikido non esistono competizioni e quasi tutti i video riguardano dimostrazioni in cui viene sottolineata più la forma che la capacità effettiva di mettere al suolo un attaccante deciso; d’altra parte l’enbukai tradizionale non prevede questo tipo di confronto pubblico.
Il randori è un esercizio di zanshin in cui si impara a rimanere dinamici e reattivi sotto la pressione di più attacchi. Più l’abilità dell’Aikidoka cresce, più egli diventa in grado di fronteggiare attacchi veloci e decisi. Ciò che forse non viene molto spesso capito degli Aiki-video sul Web è che maggiore è la velocità e la potenza di un attacco, maggiore diventa la preoccupazione di uke nel ricevere la tecnica. Sono infatti necessarie buone capacità di ricezione per sapere “lasciarsi andare”, farsi proiettare se serve… e rimanere illesi durante un’esecuzione molto veloce di una tecnica. Per questa ragione si preferisce molto spesso tenere un ritmo più basso, ma che consenta ai praticanti di non ferirsi durante gli allenamenti.
Concludiamo dicendo che probabilmente potrebbe essere opportuno non concentrarsi esclusivamente sull’efficacia durante la propria pratica, perché così facendo si può rischiare di perdere di vista tutti gli elementi che condurrebbero alla sua applicazione in modo naturale e spontaneo. Paradossalmente infatti, coloro che vogliono essere efficaci ancor prima di aver bene inteso i principi risultano rigidi. In uno stato di rigidezza, il praticante necessita di impiegare la propria forza per atterrare l’avversario… finendo per stancarsi prima del dovuto e perdere d’efficacia innanzi un praticante più sciolto e quindi più veloce. L’equilibrio fra ingredienti diversi e tutti ugualmente importanti è come sempre molto delicato, per questo molto interessante ed ambito!
Ci auguriamo che le attuali generazioni di Insegnanti sappiano cogliere l’esigenza di integrare gli aspetti della forma, con quelli della sostanza… quelli della didattica, con quelli della spontaneità… per offrire nuove prospettive ad un dilemma antico, ma coerente con un’Arte Marziale: l’efficacia del proprio agire!

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Pubblicato per la prima volta 01/03/2011 su
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Fausto De Compadri Sensei: l’Uomo che Sapeva Abbracciare


Fausto De Compadri in un momento felice con Morihiro Saito

Fausto De Compadri in un momento felice con Morihiro Saito

Avevo progettato di scrivere un ricordo del compianto Maestro Fausto De Compadri, recentemente scomparso, ma Marco Rubatto lo ha gia’ fatto, e in un modo completo, sincero e pieno di genuino affetto e rispetto; sono quindi felice di aiutare a diffondere le sue parole. Vi invito alla lettura del suo post sul blog Aikime

E’ per un motivo molto particolare che quest’oggi ho deciso di scrivere questo Post: lo scorso martedì, di mattina presto, ci ha lasciato all’età di 79 anni il Maestro Fausto De Compadri, dopo una malattia breve ma notevolmente aggressiva.
Questa notizia ha scosso me, ma anche credo l’intero mondo dell’Aikido italiano, per la figura di eccellenza che è ora venuta meno.
Ma qualcosa in più credo debba essere fatto, cioè rendere merito al lavoro di questo instancabile Maestro, così che tutti possano averne una seppur piccola idea, se non avessero avuto il grande onore di conoscerlo, frequentarlo e collaborare con lui.
Ho avuto fortunatamente questo privilegio per anni, perciò con parole del tutto personali, vorrei provare a descrivervi chi era il Maestro De Compadri…

Continua a leggere su: http://aikime.blogspot.com/2011/02/fausto-de-compadri-sensei-luomo-che.html